Dopo la drammatica fine dei due ostaggi giapponesi – il giornalista freelance Kenji Goto ed il contractor Haruna Yukawa – barbaramente decapiti dai miliziani dell’Isis, c’è forte preoccupazione per un’altra prigioniera in mano allo Stato islamico. In un’intervista alla Nbc, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha rivelato che sarebbe caduta nelle mani dei jihadisti una cooperante statunitense di 26 anni che stava portando degli aiuti umanitari nel paese martoriato da anni da una sanguinosa guerra civile.

Di lei si sa solo che sarebbe stata rapita lo scorso anno – ma non si sa né la data del rapimento né il luogo in cui sarebbe avvenuto. Ci dobbiamo accontentare delle dichiarazioni del presidente della Repubblica: “Gli Stati Uniti stanno facendo tutto quello che è in loro potere per salvare una donna americana nella mani dell’Isis“.

In questi giorni poi è stato pubblicato un documento che rappresenta una specie di codice penale dell’Isis> in cui sono elencati reati e le pene – che è stato tradotto dal Middle East Media Research Institute (Memri). Per la bestemmia contro Allah, Maometto o l’Islam, gli omosessuali o il reato di spionaggio ed apostasia – l’abbandono formale e volontario dell’Islam – c’è la pena di morte.

Per l’adultera sposata L’Isis prevede la lapidazione fino alla morte, mentre se non ha ancora contratto matrimonio la pena è di cento frustate seguite dall’esilio. Per il reato di calunnia e chi beve 80 frustate. Chi commette furto e omicidio subirà la pena di morte e la crocifissione, mentre a chi ruba verrà tagliata la mano destra e la gamba sinistra.

A quanto sembra tale documento sarebbe stato rilasciato il 16 dicembre scorso e sarebbe stato seguito da un’ondata di esecuzioni violente: nel giro di due giorni una donna accusata di adulterio è stata lapidata a morte, 17 persone crocifisse e due uomini accusati di atti omosessuali buttati giù da un palazzo.

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