Al termine dell’incontro di ieri tra i due presidenti la Francia e la Russia hanno sigillato la loro alleanza nella lotta contro l’Isis, resa ancora più impellente per le nazioni europee dopo i recenti attentati di Parigi nei quali sono morte 130 persone.

Ed è proprio a partire dalla condoglianze che Vladimir Putin ha espresso al suo omologo François Hollande che si è sviluppato il confronto tenutosi presso il Cremlino. Francia e Putin hanno dunque impostato una loro coalizione contro i terroristi dello Stato Islamico. D’altro canto il presidente russo ha espresso la propria soddisfazione per gli sforzi del collega francese nella creazione di un’intesa internazionale che abbia proprio questa finalità anti-terrorismo: “Noi siamo pronti per questo lavoro insieme, lo riteniamo del tutto indispensabile e in questo caso la nostre posizioni a riguardo coincidono“.

Lo stesso Hollande ha fatto presente che non è più il momento di procrastinare, rendendosi necessaria un’azione decisa e condivisa: “Ora è giunto il momento di prendersi la responsabilità di quanto sta succedendo e dunque bisogna creare una larga coalizione per colpire questi territori. Sono giunto qua a Mosca per capire come possiamo agire insieme e coordinarci in modo da poter eliminare questo gruppo terroristico, ma anche per arrivare a una soluzione politica per la pace“.

Nel dettaglio i due Paesi hanno raggiunto un accordo importante sullo scambio di informazioni a uso bellico e da Putin è arrivata la rassicurazione che le azioni militari verranno rivolte solo ed esclusivamente contro l’Isis, lasciando da parte le forze ribelli che si oppongono ad Assad, definite “la parte sana dell’opposizione”.

Minore concordia – e causa dell’ancora incerta entrata della Russia nella coalizione guidata dagli USA – si ha in merito al ruolo di Assad nella lotta all’Isis. Per Hollande l’attuale presidente siriano non può partecipare al futuro del suo Paese, mentre secondo Putin Assad e il suo esercito sono alleati naturali della coalizione, senza le cui truppe di terra resta impossibile una vittoria definitiva. Per la Russia dovrà essere lo stesso popolo siriano a decidere del destino del suo capo di stato, senza ingerenze esterne.

Rimane aperta la questione che oppone Russia e Turchia. Putin continua a insistere sull’assordante silenzio dei turchi, che non hanno ancora presentato delle scuse ufficiali o dimostrato di voler punire i colpevoli dell’abbattimento del jet. Da parte sua Erdogan si rifiuta di scusarsi, confermando che la violazione dello spazio aereo del suo Paese troverà sempre la stessa risposta.