Papa Francesco sarebbe un «obiettivo terroristico potenzialmente “facile”». A rivelarlo, Massimo Franco, prestigiosa firma del Corriere, sostenendo che dopo l’attentato a Giovanni Paolo II, nel maggio 1981, anche per Francesco indubbiamente esistono pericoli da non sottovalutare.

A confermare le preoccupazioni, la decisione dei servizi segreti di annullare la tappa del pontefice in Kurdistan – territorio intersecato tra Iraq, Siria, Iran e Turchia – prevista per lo scorso mese di agosto. Certo non aiutano poi le ritrosie del papa ad attenersi ai protocolli di sicurezza: la stessa residenza scelta, casa Santa Marta, per quanto tenuta sotto strettissima sorveglianza, viene definita una sorta di “porto di mare”. Da lì passano le forniture dall’esterno ed è quello il luogo dove Papa Francesco ama incontrare molte persone. Ormai largamente sperimentata inoltre la sua avversione per le auto blindate: fin dalla sua elezione, infatti, quando la gendarmeria vaticana gli propose la scorta e l’auto blindata, Francesco rispose: “Su quella ci salite voi”, insofferenza ribadita in numerose altre occasioni pubbliche, come quando nel dicembre del 2013, a Tor Sapienza, si rivolse ai fedeli dicendo: “Se qualcosa vi ha disturbato di questa visita, forse un eccesso di sicurezza, sappiate che io non sono d’accordo con quello, sono d’accordo con voi”.

Il timore è che proprio l’intolleranza del pontefice verso qualsiasi forma di tutela eccessiva lo esponga a seri rischi. Un quadro nel quale facilmente si inserirebbe la minaccia rappresentata dall’Isis, che promette di non interrompere la Jihad, “finché non ci troveremo sotto gli alberi di ulivo di Roma ed avremo distrutto quell’edificio osceno che si chiama Casa Bianca”.

Per ora si tratta comunque più di un timore che di una minaccia concreta. Nei centri studi sull’antiterrorismo, sono stati esaminati documenti e rapporti che parlano di minacce al Papa, ma non sono ancora ritenuti tali da convalidare la tesi di un piano imminente.

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