L’ipotesi di una serie di accordi diplomatici tra le diverse parti del conflitto in Libia, soluzione caldeggiata dall’Onu al posto di un’operazione militare atta a estirpare gli avamposti dell’Isis, sarebbe già naufragata.

Federica Mogherini, alto rappresentante della politica estera dell’Ue, aveva ribadito la necessità di seguire una via diplomatica nella risoluzione del conflitto, per unire le parti in causa: “Da tutti è arrivato un sostegno forte alla mediazione che sta conducendo l’inviato speciale del segretario generale dell’Onu, Bernardino Leon, per un governo di unità nazionale”.

A confermarlo ci sarebbero le affermazione di Omar al Hasi, presidente del governo islamista di Tripoli, che non è mai stato riconosciuto dalla comunità internazionale, la quale dal canto suo invece appoggia il governo di Tobruk presediuto da Abdullah Al Thani.

La lotta ai terroristi dell’Isis e ai loro affiliati in Libia non potrebbe essere condotta attraverso il dialogo nazionale mediato dall’inviato dell’Onu, almeno non dopo i raid che l’Egitto ha scatenato contro il Paese come vendetta per l’uccisione di 21 lavoratori copti.

Decifrare lo scacchiere geopolitico dell’area libica è in effetti piuttosto complicato, dato che il governo di al Hasi è sostenuto dalla Turchia e dal Qatar, mentre il premier al Thani, oltre al sostegno dell’Onu, può vantare l’appoggio dell’Egitto e dei ricchi Emirati Arabi.

Secondo le dichiarazioni riportare dal quotidiano egiziano al Mesrioon, al Hasi ha poi contribuito alla mancata distensione tra le parti, sostenendo che i membri dell’Isis che hanno portato lo Stato Islamico a Sirte non sarebbero altro che gli uomini un tempo vicini al colonnello Gheddafi. La responsabilità degli avvenimenti recenti sarebbe quindi dei Paesi che hanno finanziato il regime e i suoi servizi segreti.

Nel frattempo il conflitto in Libia non accenna a placarsi. Nella città di al Qubah, vi sono stati almeno trenta morti causati da tre attentati suicidi, tesi a colpire il quartiere generale delle forze di sicurezza. A Sirte, che ormai batte bandiera Stato Islamico, è stato istituito il coprifuoco dopo che le truppe dell’Isis hanno conquistato un’emittente radiofonica locale.