Ancora nuovi orrori firmati Isis, questa volta in Iraq: media locali – ovvero la tv satellitare al Sumeriya – hanno raccolto alcune testimonianze di una strage avvenuta in seguito a una battaglia di svoltasi presso al Bashir, villaggio nei pressi di Kirkuk.

Nella località a nord di Baghdad sarebbero stati uccisi tutti gli uomini che durante i combattimenti con l’esercito del governo hanno tentato di darsi alla fuga: sarebbero 45 i disertori sepolti vivi. Come segno di avvertimento i miliziani dell’Isis sono infatti stati gettati in una fossa comune nelle vicinanze di al Qaiarah, presso la provincia di Ninive.

Di recente erano state scoperte ben 50 fosse comuni nei dintorni di Ramadi: la notizia era stata confermata da Jan Kubis, inviato speciale dell’ONU: secondo quanto scoperto fino a questo momento la maggior parte delle vittime sarebbero stati uomini e donne della minoranza Yazidi, più alcuni miliziani di varie tribù che si erano opposte al governo dello Stato Islamico.

Secondo gli ultimi dati forniti da Washington le capacità di reclutamento dell’Isis starebbero calando a vista d’occhio nell’ultimo periodo: si parla infatti di una riduzione clamorosa, dai circa 1500 – 2000 nuovi soldati al mese ai 200 attuali, il tutto in circa un anno.

Questa ridotta capacità di incrementare le proprie fila sarebbe dovuta al calo del morale e alla progressiva distruzione dell’infrastruttura dell’organizzazione terroristica sul territorio, nonché all’impossibilità di pagare con una certa puntualità i propri combattenti (anche grazie agli attacchi della coalizione ai siti di estrazione petrolifera e ai depositi di contante).

Naturalmente a ciò va aggiunto anche l’incremento del numero dei disertori tra le fila dell’Isis: secondo delle stime pubblicate a febbraio dalla Casa Bianca la presenza di miliziani dello Stato Islamico in Iraq e Siria si sarebbe diretta da circa 20mila – 31mila combattenti a un massimo di 19mila – 25mila. Tuttavia queste cifre vanno confrontate con l’aumento della presenza in Libia – circa 5mila uomini – e in Afghanistan – 2mila solo nella provincia di Nangahar.