Era stato soprannominato “Jihadi John“, come un macabro personaggio di un fumetto western, o l’antitesi di un supereroe mascherato. Ora il boia dell’Isis, reso tristemente noto per quei truculenti video in cui viene ripreso mentre decapita ostaggi con un coltello, ha un nome e cognome, o almeno così raccontano la BBC e il Washington Post (le autorità, per ora, si riservano di non commentare): l’identikit corrisponderebbe a quello di Mohammed Emwazi, un cittadino britannico residente nell’elegante West London, istruito (sarebbe laureato in informatica) e proveniente da un’agiata famiglia di origine kuwaitiana.

Non ho dubbi che sia Jihadi John sia Mohammed“, ha raccontato uno dei suoi migliori amici al Washington Post, “era un fratello per me e sono sicuro che sia lui“. Anche Asim Qureshi, direttore di un’organizzazione britannica per i diritti civili, avrebbe riconosciuto nei video la persona incontrata in Inghilterra prima che Emwazi partisse per la Siria: “La somiglianza è fortissima, sono praticamente certo che siano la stessa persona“.

Jihadi John era apparso nei filmati dell’Isis per la prima volta lo scorso agosto: si pensa sia stato lui, infatti, a uccidere il giornalista americano James Foley, così come si pensa sia stata la sua mano a decapitare un altro reporter americano, Steven Sotloff, il cooperante britannico David Haines, il tassista britannico Alan Henning e un altro cooperante statunitense Abdul-Rahman Kassig. Inoltre era presente anche durante le esecuzioni degli ostaggi giapponesi Haruna Yukawa e Kenji Goto.

C’è ancora molto riserbo sull’identità di Jihadi John e sul suo passato. A quanto risulta, dovrebbe avere un’età attorno ai 27 anni e avrebbe lasciato il Regno Unito nel 2012 per la Siria con lo scopo di unirsi ai combattenti dello Stato Islamico; tuttavia, Emwazi sarebbe già stato noto ai servizi segreti americani e inglesi per i suoi contatti con il gruppo jihadista somalo al-Shabab. Ma, per il momento, servizi segreti e forze dell’ordine non vogliono commentare: “Abbiamo già chiesto ai media di non speculare sulle nostre indagini, dal momento che ci sono delle vite a rischio“, ha dichiarato Richard Walton, a capo dell’unità antiterrorismo di Londra, “e a questo stadio non possiamo rivelare o confermare l’identità di nessuno, né aggiornarvi sullo status delle nostre operazioni“.