Operazione martire Muath: così è stata chiamata l’azione di rappresaglia della Giordania contro gli avamposti dell’Isis, in onore del pilota Mouath al-Kasasbeh.

I sudditi di re Abdallah II di Giordania hanno chiesto di vendicare il soldato barbaramente ucciso e torturato dai terroristi dello Stato Islamico, come ha mostrato l’atroce video diffuso via web dai combattenti.

Già ieri i primi caccia hanno sorvolato le postazioni dell’Isis in Siria sganciando grappoli di bombe, distruggendo i magazzini carichi di munizioni e devastando i centri di addestramento, riducendo così la potenza bellica del gruppo terroristico.

Ma l’operazione, conclusasi con una sorta di “inchino” aereo dei jet sulla città natale di al-Kasasbeh, è appena la prima tappa di una lunga rappresaglia che porterà l’impianto militare giordano a colpire l’Isis “ovunque”, come annunciato dal governo.

In precedenza re Abdallah e la regina Rania si erano recati a Karak per incontrare la famiglia del defunto e porgere i propri omaggi e condoglianze: pochi giorni prima dell’uccisione il padre di Mouath, membro di una facoltosa e importante famiglia giordana, aveva accusato il governo di non essersi mosso con sufficiente decisione.

Tramite fonti ufficiali gli Stati Uniti hanno fatto sapere che è stata fornita la loro collaborazione all’attacco, fornendo preziose informazioni di intelligence.

L’operazione in futuro potrà comprendere anche invii di truppe speciali via terra, per meglio stanare i terroristi dell’Isis. “Daremo la caccia a questi criminali, li colpiremo nelle loro stesse case. Combattiamo questa guerra per proteggere i nostri valori, la nostra fede, i nostri principi umanitari”: sono queste le parole diffuse ufficialmente da Amman.”

Secondo alcuni commentatori internazionali si tratta di un’occasione importante per il re Giordania di cavalcare l’onda dell’indignazione dei propri sudditi e dimostrare agli scettici di avere la giusta risolutezza di un monarca chiamato alla guerra.