L’Egitto non molla la presa contro l’Isis e nella notte sono stati compiuti altri sette raid aerei che hanno colpito le postazioni dello Stato Islamico a Derna, città sita nella parte est della Libia.

Gli attacchi, che secondo le fonti provenienti dall’ospedale al Harish hanno causato decine di morti, anche tra i civili, hanno colpito quello che è stato definito il Tribunale della Shari’a costituito dall’Isis.

I bombardamenti operati dall’aviazione egiziana agli ordini del presidente Abdel Fattah Al-Sisi sono stati autorizzati come segnale forte e necessario di vendetta in seguito alla decapitazione di 21 egiziani copti.

Da parte sua l’Isis ha risposto attraverso il suo leader, Abu Bakr al Baghdadi: secondo il quotidiano saudita al Riadh sono circa 35 I lavoratori egiziani che sono stati nuovamente rapiti dalle truppe arruolate sul territorio libico, la maggior parte delle quali provengono dalla milizia islamica Ansar al Sharia e da alcuni elementi una volta facenti parte dell’entourage di Gheddafi.

Al-Sisi ha ribadito la propria volontà di ripetere gli attacchi aerei e ha anzi esortato la comunità internazionale a unirsi all’operazione bellica contro l’Isis. Il capo di stato egiziano è in questo appello spalleggiato dal presidente francese François Hollande: i due hanno chiesto che l’Onu riunisca il Consiglio di Sicurezza per prendere finalmente delle decisioni riguardo alle misure da adottare nei confronti della minaccia sempre più prossima all’Europa.

Se da una parte Putin ha affermato di voler collaborare con l’Egitto, il premier italiano Renzi ha invece posto un freno all’interventismo, sostenendo però di essere pronto ad appoggiare le potenziali iniziative dell’Onu.

L’opinione degli addetti ai lavori è al momento più sfumata, ma non priva di allarmismi. L’ambasciatore italiano in Libia Giuseppe Buccino Grimaldi ha assicurato che le milizie islamiche, già affrontate con decisione dal governo locale, non si uniranno alle schiere dell’Isis e che la situazione a Tripoli o Sirte non è ancora disastrosa.

Il rappresentante speciale dell’Onu in Libia, Bernardino Leon, ha descritto uno scenario ancora gestibile, ma nel quale devono essere prese rapidamente delle decisioni importanti per evitare, come successo numerose volte, che la situazione precipiti. Fondamentale sarebbe la cooperazione tra le varie parti in lotta nel conflitto interno libico, che dovranno isolare il terrorismo islamico anche per garantire la loro stessa sopravvivenza.

Dall’Italia è infine arrivata la proposta di nominare Romano Prodi mediatore ufficiale dell’Onu insieme a Leon. L’ex premier conosce infatti i leader delle differenti tribù che si fronteggiano, le quali la scorsa estate avrebbero fatto proprio il suo nome come gradito mediatore internazionale.