L’antica città di Palmira, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, è minacciata dall’ISIS. I miliziani hanno minato le rovine dell’antica città siriana, situata a 240 chilometri da Damasco, e minacciano di distruggere completamente Palmira  e i suoi reperti archeologici di valore inestimabile. La distruzione delle antiche rovine di Palmira in realtà è già iniziata:

Non sappiamo perché abbiano minato le rovine, se per distruggerle o per impedire l’avanzata dei governativi, ha dichiarato l’Ondus, l’Osservatorio nazionale dei diritti umani. La città è nelle loro mani, la situazione è pericolosa.

I terroristi hanno disseminato il sito di mine antiuomo e bombe, pronti a scatenare l’inferno non appena l’esercito siriano, che sta avanzando verso Palmira, si avvicinerà alle truppe dell’ISIS accampate nell’area. Nel frattempo i jihadisti stanno mietendo numerose vittime nell’area.

ISIS tiene in ostaggio Palmira e 1.200 bambini

L’ISIS non tiene in ostaggio soltanto Palmira. Nei giorni scorsi a Mosul sono stati rapiti oltre 1.200 bambini, sottratti alle loro famiglie per andare a ingrossare le fila dell’esercito jihadista, costantemente decimato dagli attacchi della coalizione anti-ISIS. I minori sono stati condotti al campo di al-Salamiya dove li attende un addestramento cruento con ripetute simulazioni di esecuzioni dei prigionieri prima di essere costretti a uccidere veramente gli ostaggi.

Si tratta di giornate decisive per la lotta dell’alleanza contro l’avanzata dell’ISIS. L’esercito iracheno si prepara infatti a sferrare una grande offensiva a Mosul per indebolire definitivamente le forze dell’ISIS e liberare la capitale del Califfato.

I fedelissimi di Abu Bakr al Baghdadi stanno retrocedendo, incalzati sia dalla coalizione che dalle forze di Al Qaida che li hanno costretti alla ritirata dalla città di Derna. Nelle ultime ore, i caccia siriani hanno bombardato ripetutamente le postazioni dell’ISIS. Ciononostante i jihadisti non demordono e cercano di coinvolgere nella loro folle guerra santa anche i musulmani del Caucaso russo. Una sfida diretta a Putin che rischia di allargare ulteriormente la portata già enorme del conflitto.