Al Corriere.it parla un kamikaze dell’Isis che, con assoluta tranquillità, dice: “Le mie paure non contano, faccio ciò che è giusto per la nostra religione. Morirò e andrò in paradiso, così è scritto, così vuole Dio e chiede il Corano”. Quello che più spaventa, di fatto, è la sua determinazione, la sua freddezza, la sua fermezza nel dire che il prossimo obiettivo potrebbe essere la Capitale italiana: “Presto arriveremo a Roma”.

Isis, pericolo attentati a Roma

Perché proprio Roma? Perché l’Isis avrebbe in mente di colpire la Capitale italiana? “Roma è la città simbolo dell’Occidente infedele. E da lì prenderemo tutta l’Europa, dalla Libia è facile. Per i cristiani e gli infedeli resteranno solo tre alternative: convertirsi all’Islam, pagare la tassa prevista dalla nostra legge religiosa se non intendono farlo, oppure venire uccisi” aggiunge il kamikaze dell’Isis. Parole che pesano come un macigno e che confermano la volontà dell’Isis di colpire Roma.

Isis, terroristi in giro per il mondo

Il Corriere.it incontra il kamikaze dell’Isis nella sede centrale dei servizi segreti libici. Lì, secondo la ricostruzione dei giornalisti, l’uomo è stato arrestato e interrogato. Il capo dei servizi, Mustafa Nuah, precisa: “I nostri due Paesi hanno una lunga tradizione di vicinanza. Oggi abbiamo un nemico comune: l’Isis. Sappiamo che dalla Libia le sue cellule controllano il traffico dei migranti e lo utilizzano anche per inviare i loro militanti verso le nostre coste. A noi preme una cooperazione più stretta. Se non collaboriamo, la nostra sconfitta sarà anche la vostra”. E ancora: “Abbiamo in carcere o siamo sulle tracce di tanti terroristi e criminali che ai servizi segreti italiani interessano tantissimo. Gente che si muove senza troppi problemi tra Milano, Roma, Sabratha, Sirte e le oasi nel Fezzan”.

Isis, italiani convertiti all’islam

Poi ci sono gli italiani che si convertono all’islam. A confermarlo un altro capo dell’Isis che confessa di averne convertiti due, di Milano, via internet: “Alla fine li ho convinti dopo mesi. La cerimonia della loro conversione in Tunisia è stata commovente” conclude.