Nuove rivelazioni sulla vita di Mohammed Emwazi. Prima di diventare “Jihadi John“, l’informatico londinese faceva parte di una cellula dormiente di Al Qaeda, i “London boys”, gruppo che, come rivelato dal Mail on Sunday, pianificava di compiere attentati in Gran Bretagna su ordine di Osama bin Laden. Il boia dell’Isis che ha decapitato almeno 5 ostaggi, però, non era l’unico a far parte del gruppo, insieme a lui sembra ci fossero altri tre giovani addestrati in un campo di Al Qaida in Somalia, tutti capitanati dal leader Bilal Berjaw, un ex comandante di al Shabaab.

Insieme ad un terzo terrorista somalo residente a Londra, Emwazi partì nel 2009 alla volta della Tanzania dove i due uomini vennero fermati all’aeroporto di Dar es Salaam. Dalle indagini compiute dall’intelligence, si sospetta che Berjawi sia stato anche coinvolto nel fallito attacco alla metropolitana di Londra il 21 luglio del 2005, per poi tornare poi in Somalia nel 2012 dove è stato ucciso da un drone americano.

Nel 2010 “Jihadi John” si sentiva ormai perseguitato dai servizi segreti britannici, arrivando al punto di pensare al suicidio. A rivelarlo sono state le mail scritte da Emwazi a un giornalista del Mail on Sunday contattato dal boia 27enne per denunciare i presunti abusi degli 007. “Sono un condannato a morte non tanto perché mi ucciderà l’MI5, ma perché un giorno prenderò tante di quelle pasticche che dormirò per sempre” scriveva “Jihadi John”, ammettendo di non sopportare più le continue pressioni e la sorveglianza e che il suo unico desiderio era quello di “scappare da quelle persone!”. Il giovane, infatti, avrebbe confessato in una mail datata 14 dicembre 2010 e indirizzata a Robert Verkaik, giornalista del Mail, tutta la sua esasperazione che lo stava portando alla decisione di suicidarsi perché ormai si sentiva come “un morto che cammina”.

Dalle ultime indiscrezioni relative alla vita di Mohammed Emwazi è anche emerso che il tagliagole, durante gli anni trascorsi alle superiori alla Quintin Kynaston School di Londra, dovette seguire una terapia per la gestione dell’ira. A rivelarlo è stata una sua professoressa durante un intervento al programma “Newsnight” della Bbc che ha dichiarato: “Serviva molto tempo prima che si calmasse, ma era un ragazzo adorabile”. L’insegnante ha proseguito rivelando che “Jihadi John” “si arrabbiava spesso e che ci stava lavorando. Gli serviva molto tempo prima di calmarsi, così lavorammo molto per aiutarlo con la sua ira e per controllare le emozioni e lui ne fu grato”.