Non accenna a placarsi l’orrore delle azioni dell’Isis, il gruppo terroristico che in Libia continua a imperversare grazie alla guerra civile che ha diviso il Paese.

Venerdì scorso l’Associated Press aveva riportato le parole di un portavoce della compagnia petrolifera statale libica, che aveva riferito di un attacco dei miliziani dello Stato Islamico al campo petrolifero di al-Ghani, collocato a circa 750 km a sud-est di Tripoli.

Delle undici guardie rimaste uccise durante lo scontro otto sono state decapitate, come ha testimoniato in modo macabro una foto apparsa su Twitter e la consegna delle parti mutilate dei cadaveri a un ospedale della zona.

L’attacco dell’Isis al campo petrolifero, così come altre tre azioni simili occorse negli ultimi giorni, è stato però sventato dalle forze di Alba libica, il movimento islamico che si è installato a Tripoli. L’Isis però oltre ad aver ucciso 11 guardie ha anche preso in ostaggio nove stranieri, tra cui figurano due cittadini del Bangladesh, due delle Filippine, uno del Ghana, un cieco e un austriaco.

Proprio il ministero degli Esteri di Vienna ha confermato che le truppe responsabili dell’atroce delitto sarebbero le stesse che hanno conquistato Sirte e che sono state protagoniste della decapitazione dei 21 copti che ha causato la reazione bellica egiziana rappresentata dalla serie di bombardamenti aerei.

La situazione è calda anche nel Mali, dove una scarica di razzi e bombe a mortaio è stata scagliata contro la base dell’Onu sita a Kidal, nella parte nord-est del Paese: l’esplosione ha causato la morte di due bambini e un Casco blu. L’attentato non è ancora stato rivendicato da alcun gruppo, ma durante lo scorso settembre il gruppo di Al Qaeda Ansar Dine aveva reclamato per sé il merito di un’azione di guerriglia molto simile.

Nella capitale Bamako un uomo ha esploso una serie di colpi in un ristorante, provocando la morte di cinque persone: l’attentato, rivendicato dal gruppo jihadista di cui l’algerino Moktar Belmoktar è a capo, rappresenterebbe un gesto di vendetta contro un raid franco-maliano che aveva provocato la morte di un leader del fondamentalismo islamico.

Nel frattempo in Libia si fanno sempre più urgenti i colloqui che intendono stabilire una tregua e un accordo tra le due principali fazioni in lotta, ovvero il governo laico di Tobruk e quello islamico di Tripoli: negli ultimi giorni alcuni passi avanti sono stati fatti, ma le trattative sono state messe in pericolo dalla violazione del cessate il fuoco in seguito agli scontri avvenuti presso la base aerea di Brak.