Roma e Gerusalemme, capitali storiche della cristianità e dell’ebraismo, sono al centro delle ossessioni dei combattenti dell’Isis e compaiono compaiono ormai abitualmente nei messaggi registrati dai portavoce dello Stato Islamico allo scopo di spronare la jihad nata per l’edificazione di un nuovo Califfato.

A dimostrarlo è il messaggio audio di 9 minuti e mezzo di Abu Muhammad al Adnani, il portavoce dell’associazione terroristica che si rivolge ai “lupi solitari”.

Nelle sue rivendicazioni lo Stato Islamico afferma di voler sconfiggere definitivamente la “crociata cristiana”, conquistando Gerusalemme e quindi Roma, ma non prima di aver ottenuto la vittoria definitiva a Daqib, in Siria.

Il messaggio si intitola Die in your rage e come si intuisce è un nuovo appello al sacrificio estremo: “Colpite i crociati nelle loro terre, ovunque essi siano”. L’incitamento arriva sull’onda del grande dolore inferto dagli attentati di Parigi, in Australia e in Belgio.

Il portavoce dell’Isis ricorda che qualsiasi mezzo è lecito, che si tratti di una bomba, una pistola, un coltello, un’automobile o un sasso: tuttavia nel suo messaggio vi è anche un avvertimento preciso verso tutti quei musulmani che possono “spargere anche una sola goccia di sangue di un crociato” e si rifiutano di farlo.

La minaccia verso la capitale italiana e il Vaticano non è nuova, come già detto, ma si fa sempre più probabile l’ipotesi che prima di arrivare al Colosseo la scia di sangue dei terroristi dell’Isis possa attraverso il centro dell’Europa: l’allerta è infatti massima in Svezia, Germania, Olanda e Belgio.

Il messaggio audio arriva dopo la cocente sconfitta dello Stato Islamico a Kobane, dove i combattenti curdi dopo quattro mesi di intensi scontri sono finalmente riusciti a strappare la città ai terroristi. Le rivendicazioni di Abu Muhammad al Adnani hanno dunque il sapore amaro della rivalsa.

Rimane rimane ancora avvolta dal silenzio la sorte dell’ostaggio giapponese Kenji Goto, di cui non si sa nulla dopo la decapitazione del compagno di prigionia Haruna Yukawa, il cui video è stato esaminato e giudicato autentico.

Foto: Infophoto