Lo scorso venerdì otto miliziani dell’Isis di origini olandese sarebbero stati giustiziati a Raqqa, in Siria, con l’accusa di essere intenzionati a disertare. A dare la notizia è Abu Mohammad del gruppo di attivisti RBSS (Raqqa is Being Slaughtered Silently).

Secondo fonti locali sarebbero stati altri 75 combattenti dello Stato Islamico in stato di arresto a seguito dell’insorgenza di alcune divergenze tra i foreign fighter olandesi e un mediatore dell’Isis: un membro del gruppo olandese avrebbe infatti tentato di convincere gli altri a tornare a casa, e per questo sarebbe stato arrestato e ucciso.

Da qui la ribellione dei combattenti che si sono vendicati sul mediatore, e quindi l’arresto degli oltre 70 soldati, imprigionati a Tabaqa e Maadan. Secondo informazioni ancora prive di verifica il conflitto sarebbe iniziato circa un mese fa, quando gli olandesi si sarebbero trovati isolati dal resto dei combattenti. Per quanto ligi alla regole del Califfato avrebbero infatti iniziato a discutere con gli elementi iracheni dell’organizzazione.

In totale sembra che i foreign fighter provenienti dall’Olanda siano circa 200, tra cui una cinquantina di donne. Non si tratta del primo caso di tensioni tra milizie locali e combattenti arrivati dall’estero. A questi infatti vengono in genere assegnate postazioni nelle città – dove il rischio di essere colpiti da un raid aereo è minore – e pare che il loro salario sia maggiore.

Nel frattempo prosegue in Siria quella che è stata definita come la “tregua imperfetta”, Gli Stati Uniti e la Russia stanno verificando se le azioni belliche di Assad intraprese in queste ore possano essere considerate come delle violazioni agli accordi presi.

Tuttavia gli USA hanno dichiarato che tutto ciò non sarebbe inaspettato e  che la cosa più importante del periodo concordato di parziale cessate il fuoco è la consegna degli aiuti umanitari; e in effetti in queste ore a Damasco sono arrivati i primi convogli delle Nazioni Unite. Il segretario di stato John Kerry ha chiesto che Assad cooperi con le associazioni umanitarie o almeno non interferisca.