Secondo un report, fornito dall’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, gli appartenenti alle forze di Isis e a quello che si definisce Stato Islamico terrebbero in ostaggio circa 3500 persone in condizioni di schiavitù: la maggior parte di questo sono donne e bambini della comunità yazida irachena.

Gli atti commessi dai guerriglieri, sempre secondo i documenti diffusi oggi, possono essere considerati dei veri e propri crimini di guerra, contro l’umanità e tendenzialmente potrebbero essere rubricati anche nell’infamante categoria del genocidio: vengono citati le decapitazioni, i roghi, i lanci di vittime dai tetti di edifici e l’uso di bulldozer come gesti di estrema crudeltà. Solo un mese fa era stata diffusa la notizia della legislazione dello Stato Islamico concernenti le schiave sessuali.

Tra le accuse circostanziate c’è anche l’impiego di numerosi bambini soldati che vanno incontro a morte sicura: solo a Mosul ne sarebbero stati rapiti tra gli 800 e i 900 per essere sottoposti ad addestramento militare e religioso. Come triste postilla il documento afferma che le cifre fornite restano tuttavia ancora lontane dalla reale entità dei crimini dell’Isis.

Quelle riportate sono infatti le morti per cause violente, ma una massa sterminata di persone ha incontrato la morte a causa della mancanza di cibo, acqua o cure mediche: una situazione che rende comprensibile e giustificabile la fuga dei rifugiati iracheni diretti verso l’Europa o altri stati mediorientali.

Tutti i dati elencanti dal report sarebbero frutto di interviste e di testimonianze dirette con i sopravvissuti o i presenti agli abusi, ma restano i dubbi sull’effettiva verificabilità delle cifre diffuse, forse fornite dai rappresentanti degli yazidi o dei curdi. In ogni caso il documento compilato con il contributo della missione delle Nazioni Uniti in Iraq copre un arco di tempo che va dal gennaio del 2014 all’ottobre del 2015.

Nello stato iracheno intanto le forze governative sono state criticate aspramente per i frequenti arresti e le rappresaglie contro i civili che avrebbero aiutato o ricevuto supporto dall’Isis: queste azioni vengono descritte come arbitrarie in quanto non sorrette da adeguate indagini.