Secondo Vladimir Putin le azioni intraprese dai governi mondiali per contrastare l’avanzata dell’Isis sarebbero insufficienti.

Misure inadeguate”, così il presidente russo ha definito le operazioni messe in atto dalla coalizione internazionale: sia per quanto riguarda l’entità degli sforzi sia per la qualità di strategie e tattiche, non commisurate alla minaccia rappresentata dai terroristi dello Stato Islamico.

Il politico sovietico, che ha rilasciato le dichiarazioni citate al quotidiano Al-Ahram, si trova attualmente al Cairo, in Egitto, per una visita di due giorni che ha lo scopo di rinforzare i legami tra la Russia e il nuovo governo.

La sfida di Putin contro l’Occidente per quanto riguarda la gestione del pericolo rappresentato dall’Isis si allarga anche ai bombardamenti, considerati poco utili alla lotta al terrorismo, e in ogni caso illegali perché non autorizzati dalla Nazioni Unite.

È una stoccata non da poco quella del politico russo, che per quanto abbia confermato la propria volontà di prestare aiuto alla coalizione ha ricordato che la responsabilità dei conflitti sviluppatisi in Siria e Iraq è da attribuire all’ingerenza di potenze esterne nella regione, identificate con gli stati occidentali che applicano un uso unilaterale della forza e si servono di doppi standard morali inaccettabili.

Naturalmente Putin non si è lasciato sfuggire l’occasione e, lasciata perdere la questione Isis, si è dilungato anche sulla crisi ucraina, dicendosi preoccupato per l’escalation di violenza del Paese, supportata anche da una crescente spesa militare finanziata per la maggior parte da fondi di altre potenze, inclusa la Russia.

Assolvendosi da ogni responsabilità, Putin ha definito il conflitto diretta conseguenza della volontà di espansione dell’Occidente dopo la fine della guerra fredda.