Spose bambine, sottomesse al marito e devote alla Jihad: è questa la visione delle donne che alberga nella mente degli uomini dell’ISIS. La descrizione della “buona sposa” è stata pubblicata dagli jihadisti all’interno di un manuale che descrive le regole per diventare la moglie perfetta di un combattente.

Il manifesto della buona sposa, diffuso il 23 gennaio 2015 dai terroristi e tradotto in inglese da Charlie Winter del The Independent, è disponibile sul portale della Quilliam Foundation. A redigerlo è stata la brigata femminile Al–Khanssaa, con base a Rakka, roccaforte dello Stato islamico.

Il documento nega ogni parità di genere e intima alle donne di rimanere a casa, nascondendosi dietro al velo e sottomettendosi completamente ai voleri del marito. Per i terroristi dell’ISIS una buona sposa deve inoltre conoscere la Sharia, la legge coranica:

Siamo contro l’analfabetismo e non vogliamo che tu sia ignorante, si legge nel testo.

Il manifesto, lungo 30 pagine, definisce la donna secondaria rispetto all’uomo. L’intero documento è intriso di invettive contro i valori occidentali. L’accusa dei terroristi islamici nei confronti della cultura occidentale è di aver creato uomini “demascolinizzati” che non proteggono le loro donne e di aver imposto il femminismo.

Nella visione dell’ISIS la vera donna non ha bisogno di uscire di casa e di andare a lavorare perché gli uomini, i combattenti, le garantiscono protezione e sostentamento. Il ruolo della donna è ristretto alla sua capacità di procreazione. In cambio del mantenimento, la buona sposa deve infatti generare altri combattenti.

Il manifesto della buona sposa jihadista fa un chiaro riferimento alle spose bambine, affermando che una donna può sposarsi anche a 9 anni e non deve andare in sposa dopo i 16-17 anni perché sin dalla pubertà può già assolvere al suo compito, che è quello di mettere al mondo dei figli.

Oltre a studiare la Sharia, la donna perfetta per uno jihadista deve saper cucinare e cucire per poter adempiere ai suoi doveri verso il marito. In casi di assoluta necessità della comunità jihadista la donna potrà anche lavorare, come medico o maestra. I terroristi ammettono un’altra eccezione alla vita da reclusa delle loro donne: se necessario, infatti, le mogli potranno sì uscire di casa, ma ben imbottite di esplosivo per diventare kamikaze e servire la causa jihadista.

Alla donna jihadista è proibito frequentare centri estetici e fare shopping. Le tre caratteristiche attribuite al genere femminile e più gradite dagli uomini dell’IS sono la sedentarietà, la quiete e la stabilità. Gli uomini simboleggiano invece il movimento e il flusso. A differenza di altri documenti propagandistici, l’ISIS ha evitato di tradurre in inglese questo manuale, nato per circolare soltanto tra la popolazione di lingua araba e non in Occidente. Il timore dei terroristi, molto probabilmente, era che le donne occidentali intenzionate ad arruolarsi desistessero dai loro propositi dopo aver letto il documento che sminuiva il ruolo femminile nella Jihad.