Ennesimo scempio dell’Isis, ed un altro danno irreparabile per il patrimonio archeologico dell’Iraq. I miliziani dello stato islamico hanno raso al suolo con i bulldozer il sito archeologico di Nimrud – che si trova nei pressi della città di Mosul, la seconda città dell’Iraq, occupata dal mese di giugno dell’anno passato dall’esercito del Califfato islamico di Abubakr al Baghdadi.

L’annuncio è arrivato dal ministero del Turismo e delle Antichità irachene che ne ha dato notizia con un post sulla sua pagina Facebook. Non si sa nulla sui danni provocati dai soldati del califfo, l’unica informazione che sappiamo è che l’Isis continua “a sfidare la volontà del mondo e i sentimenti dell’umanità“.

Nimrud sarebbe la città nella Bibbia viene chiamata Calah, e si trova – come abbiamo detto – a sud di Mosul (ovvero l’antica Ninive). La città venne fondata dal re assiro Shalmaneser – che ha regnato tra il 1274 ed il 1245 avanti Cristo – e divenne capitale dell’impero assiro sotto Assurbanipal II – che è stato re tra l’883 e l’859 avanti Cristo – e sarebbe arrivata ad ospitare fino a 100.000 abitanti. I primi scavi in loco risalgono al 1845 e con varie pause sono andati avanti fino alla metà degli anni Settanta, portando alla luce resti del palazzo reale, basamenti, sculture, statue.

Tra i pezzi rilevanti trovati ci sono stati una statua di Assurbanipal II ed enormi sculture alate con la testa di uomo e  corpo di animale. Da segnalare anche il cosiddetto “tesoro di Nimrud“, composto da 613 pezzi di gioielli d’oro e pietre preziose “sopravvissute” al saccheggio avvenuto in corrispondenza dell’offensiva americana contro Baghdad nel 2003 – eravamo ai tempi della seconda guerra del Golfo (ma solo perché erano conservati nel caveau della Banca centrale della capitale irachena).

Questo scempio arriva dopo il video del 26 febbraio in cui si mostravano le immagini della devastazione del museo di Mosul – fortunamente molte statue distrutte erano solo delle copie – e fanno parte di una strategia, annunciata all’inizio dell’anno dagli uomini dell’Isis. Avrebbero intenzione di distruggere i reperti archeologici in loro possesso perché offenderebbero l’Islam.