La barbara uccisione di 21 lavoratori egiziani di religione cristiano-copta per mano dell’Isis a Tripoli, e i conseguenti bombardamenti di rappresaglia del Cairo sulle postazioni dei jihadisti in Libia, hanno reso più attuale che mai l’eventualità di un intervento armato contro lo Stato Islamico, invocato da più parti non solo in Europa ma anche dall’Egitto e dallo stesso premier libico Abdullah al Thani: “Chiediamo alle potenze mondiali di intraprendere azioni militari contro l’Isis, o questa minaccia si sposterà presto nei paesi europei, prima fra tutti l’Italia“. In effetti, l’avanzata del Califfato in Nordafrica ha portato i suoi confini a poco più di un migliaio di chilometri dalle coste del nostro paese.

Tuttavia, se il ministro dell’Interno Angelino Alfano, nel corso di un’intervista a Repubblica, ha rivolto un esplicito appello all’ONU perché autorizzi al più presto un’azione coordinata contro l’Isis, e se nei giorni scorsi il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni aveva confermato che l’Italia è pronta a scendere immediatamente in campo, Matteo Renzi resta al momento su posizioni più prudenti. Ai microfoni del TG5, il presidente del Consiglio ha raccomandato “saggezza, prudenza e senso della situazione, non si può passare dall’indifferenza totale all’isteria e a una reazione irragionevole”. Nega, Renzi, che vi siano visioni diverse in seno all’esecutivo, come farebbero intendere le forti prese di posizione di Alfano e Gentiloni: “L’unica visione del governo è quella di aspettare che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU lavori in modo più convinto sulla Libia. Non è tempo di intervenire, verificheremo il da farsi, ma sarebbe meglio per tutti che l’ONU fosse una guida più forte“.

Renzi, insomma, non esclude la possibilità di un prossimo intervento militare contro l’Isis, ma “bacchetta” gli autorevoli esponenti del suo governo che si sono lasciati andare a dichiarazioni un po’ troppo affrettate. Esplicita, anche, la critica all’ONU, parso quanto mai marginale in questa fase (sulla stessa linea di Hollande, che ha in queste ore invocato una decisione da parte del Consiglio di Sicurezza). E, infine, un buffetto amichevole al rivale Berlusconi, il quale si è detto disposto ad appoggiare il governo in caso di necessità di intervento in Libia sotto l’egida delle Nazioni Unite: “Apprezzo il fatto che sulla politica estera non ci siano divisioni“.