L’ultimatum di 72 ore lanciato dai terroristi dell’Isis per il rilascio dei due ostaggi giapponesi è scaduto questa mattina alle 6.50.

Il governo nipponico e l’intero Paese rimangono con il fiato sospeso per la sorte del giornalista Kenji Goto e il contractor Haruna Yukawa.

I membri del gruppo Stato Islamico si sono detti intenzionati a decapitare i due cittadini del Sol Levante nel caso in cui il loro governo non fosse riuscito o non avesse voluto pagare l’ingente somma di 200 milioni di dollari richiesta.

Al momento il silenzio che circonda il destino dei due uomini è assordante, come conferma il capo di Gabinetto Yoshihide Suga, che ha affermato di non aver più ricevuto alcun messaggio dai rapitori dopo la scadenza dell’ultimatum, non potendo così confermare che i due ostaggi siano ancora in vita.

L’emittente televisiva pubblica NHK ha tuttavia diffuso questa mattina una registrazione nella quale un sedicente portavoce dell’Isis avrebbe promesso un comunicato stampa a breve.

Il premier giapponese Shinzo Abe da parte sua in questi giorni si è molto prodigato per la ricerca di aiuti e consigli utili allo scioglimento del caso, e in particolar modo il ministro degli Esteri nipponico ha ringraziato il nostro omologo italiano Gentiloni, il quale ha lodato la volontà del governo giapponese di stanziare 200 milioni di euro in aiuti umanitari per la popolazione siriana colpita dal conflitto: la decisione però potrebbe anche essere alla base del rapimento dei due cittadini.

Negli ultimi giorni sono poi state molte le offerte di aiuto da parte di privati giapponesi. Tra le più importanti quelle dell’esperto di diritto islamico Ko Nakata che ha affermato di poter aprire dei canali di comunicazione con i membri dell’Isis, anche recandosi direttamente in territorio bellico; un’analoga proposta è stata avanzata anche da Kosuke Tsuneoka, giornalista rapito in Afghanistan nel 2010, che ritiene di poter ottenere informazioni importanti da propri contatti.