Si era parlato di centinaia di morti tra i soldati del regime, ma ciò che sta avvenendo a Palmira a opera dei terroristi dell’Isis è una vera e propria strage di civili.

Sarebbero oltre 400 i morti nella città sita a 240 km a nord-est da Damasco, conquistata lo scorso 21 maggio dai membri dello Stato Islamico. La maggior parte delle vittime sarebbero donne e bambini: a darne notizia è la televisione di stato siriana, e quindi manca ancora una conferma da fonti ufficiali, ma la cronaca dell’ecatombe sarebbe certa.

L’Osservatorio siriano per i Diritti Umani ha riferito dell’esecuzione di intere famiglie, alcune per fucilazione, altre con coltelli e decapitazioni. Altre 600 persone sarebbero prigioniere delle milizie dell’Isis, mentre è ancora incerta la sorte del sito archeologico costituito dalle rovine dell’antica città.

La propaganda del terrore non si arresta, e oltre alla pubblicazione di un articolo sulla rivista dell’organizzazione, Dabiq, in cui si difendeva la pratica del rapimento di ragazze a scopi sessuali e si dava della prostituta a Michelle Obama, i membri dello Stato Islamico hanno diffuso un video in cui uomo legato a un palo veniva ucciso con un lanciagranate.

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha assicurato che anche l’Italia è pronta per essere parte attiva della coalizione che sta tentando di sconfiggere l’Isis, pur avendo già dato supporto a molte operazioni: “L’Italia non si è tirata indietro sin dall’inizio e, se ci sarà bisogno di dare ancora una mano, ancora più forte. Siamo pronti a deciderlo assieme al Parlamento.”

Saranno all’incirca 280 i soldati che verranno inviati in Iraq per aiutare l’esercito iracheno e i guerriglieri curdi, ha ricordato la Pinotti, sottolineando come l’Italia “fra le nazioni è quella che ha fornito un contingente fra i più significativi, proprio perché ha compreso la gravità del rischio“.

Nel frattempo nell’area circostante Palmira l’esercito siriano ha iniziato ad assembrare i proprio contingenti per organizzare un attacco in grado di scacciare l’Isis dalla città. Numerosi anche i raid aerei nella provincia di Idlib, che ha provocato almeno 300 morti tra le fila dello Stato Islamico, ma secondo gli stessi portavoci dell’Isis durante uno di questi attacchi sarebbe stato abbattuto un velivolo siriano.