La Corte Suprema di Israele ha ritenuto l’ex Primo Ministro Ehud Olmert colpevole di corruzione, riducendo però la pena dai sei anni in precedenza comminati a 18 mesi di carcere.

Il tribunale ha dunque accolto l’appello dell’ex premier, ritenendo di doverlo assolverlo dall’accusa di aver accettato la maggiore delle tangenti attribuitegli ma mantenendo immutata la condanna per un affare minore.

Olmer entrerà in carcere il 15 febbraio e questo avvenimento segnerà una sorta di record negativo per Israele, in quanto il settantenne ex politico sarà il primo leader a finire dietro le sbarre nella storia del Paese.

La prima sentenza sul caso era arrivata a marzo dell’anno scorso, nell’ambito di un caso nel quale era accusato di aver accettato del denaro per promuovere il progetto edilizio del complesso residenziale Holyland a Gerusalemme: i fatti sarebbero avvenuti nel periodo in cui Olmert era sindaco della città e poi il Ministro del Commercio di Israele, quindi prima della sua elezione a premier nel 2006.

L’uomo ha sempre negato ogni coinvolgimento e gli era stato consentito di attendere fuori dal carcere l’esito del suo appello, arrivato in queste ore: “Ho già detto in passato che non ha mai offerto né accettato una tangente. E lo ripeto anche oggi”.

Per lungo tempo Olmert è stato uno dei simboli più importanti del dialogo tra Israele e la Palestina, scegliendo una linea moderata con il ritiro dalla Striscia di Gaza nel 2005. Diventato Primo Ministro nel 2006 a seguito dell’infarto occorso ad Ariel Sharon, è stato poi costretto a rassegnare le dimissioni nel 2009 proprio a causa delle accuse di corruzione, lasciando il suo posto a Benjamin Natanyahu, attuale premier, sostenitore di una linea molto più dura riguardo ai rapporti con i palestinesi.

Nella condanna arrivata oggi è inclusa anche l’esclusione dalla vita politica per altri sette anni dopo aver scontato la pena.