IsraelePalestina non vogliono essere nemici. Sui social network è stato lanciato l’hashtag #JewsandArabsrefusetobeenemies, che sta avendo molto successo. Non fermerà le bombe, ma permette di fermarsi a riflettere. A sostenere la campagna c’è una foto – simbolo, che in breve tempo è diventata virale: una giovane libanese, Sulome, bacia il suo fidanzato ebreo (vi ricordate, invece, il bacio virale dei ragazzi egiziani?).

Come spiega il sito al Arabiya, lei è la figlia di Terry Anderson, ex capo della sede medio-orientale dell’agenzia di stampa internazionale Associated Press. Il tweet recita testualmente: “Io lo chiamo habibi (amore in arabo), lui mi chiama neshama (anima, in ebraico). L’ amore non parla il linguaggio dell’occupazione”. 

Chi lancia razzi e bombe forse non ci farà caso. Chi uccide, probabilmente, riderà di queste parole (qui la tragica denuncia di Unicef). Ma sempre più gente retwitta e condivide il messaggio dell’amore che vince sulla guerra e sull’odio. E questo conterà pur qualcosa. Il padre di Sulome è stato prigioniero delle milizie sciite in Libano per sette anni, dal 1985: “Ho familiarità con le violenze che questo conflitto impone alle persone comuni. Per questo, il nostro messaggio arriverà più forte”.