Lo stato di Israele ricorda oggi le vittime della Shoah, i sei milioni di ebrei morti durante la Seconda Guerra Mondiale secondo i piani della Germania Nazista.

I cittadini della nazione allo scoccare delle 10 di mattina hanno osservato due minuti di silenzio, cui sono seguite altre manifestazioni, tra cui la posa di molteplici corone di fiori presso il Memoriale dell’Olocausto di Gerusalemme e (ieri sera) l’accensione di alcune torce da parte di sei sopravvissuti alla tragedia.

Mentre le Nazioni Uniti hanno stabilito il 27 gennaio quale giornata dedicata alla commemorazione dell’accaduto, Israele ha fissato il proprio Giorno del Ricordo il 27 del mese ebraico di Nissan, ovvero – significativamente – una settima prima della Festa dell’Indipendenza che celebra proprio la nascita dello stato.

La giornata però ha assunto forti connotati politici dopo il duro discorso affrontato dal riconfermato premier Benjamin Netanyahu, il quale senza giri di parole ha paragonato gli sforzi bellici e le atrocità dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale alla politica attuale dell’Iran.

Nel mirino del capo di stato c’è l’accordo sul nucleare iraniano firmato da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Germania, che prevede uno stop parziale allo sviluppo del progetto e la fine delle sanzioni economiche contro Teheran.

Continuando con la comparazione storica, Netanyahu ha affermato che “la più grande lezione della Seconda Guerra Mondiale per le democrazie è che non possono chiudere gli occhi davanti ai regimi tirannici. Tentativi di pacificazione verso questi regimi non fanno che aumentare la loro aggressività, che se non viene frenata in tempo rischia di portare a guerre ancora più grandi.”

Le parole del premier non lasciano spazio a fraintendimenti: “L’Ian sta cercando di conquistare la regione e di espandersi ulteriormente, con l’obiettivo dichiarato di distruggere lo stato ebraico. Invece di domandare lo smantellamento dell’apparato nucleare dell’Iran, e concedere la fine delle sanzioni solo al termine delle sue aggressioni, le potenze mondiali si stanno ritirando, concedendo all’Iran di espandersi, senza preoccuparsi delle sue azioni nel Medio Oriente e intorno al mondo”.

Il primo ministro ha giurato di proteggere lo stato ebraico, anche nel caso Israele dovesse trovarsi da sola: “Continueremo a insistere sulla verità e a provare ad aprire gli occhi chiusi. Anche se saremo forzati a rimanere da soli, non esiteremo. Garantiremo il nostro diritto a difenderci da soli. Al contrario di quanto successo 70 anni oggi possiamo farci sentire e siamo determinati ad affermare la nostra esistenza e il nostro futuro”.