È il quinto giorno che Israele ha deciso di reagire ai missili lanciati dalla Striscia di Gaza dall’organizzazione fondamentalista islamica di Hamas.

Il bilancio delle vittime parla di 110 morti, oltre 600 i feriti, dall’inizio dai raid tra i palestinesi e la cifra potrebbe aumentare se Gerusalemme decidesse di attaccare via terra, nel governo israeliano è ancora aperta la discussione e nessuna decisione è ancora stata presa, intanto i tank e la fanteria sono posizionati al confine con la Striscia.

Hamas dal canto suo minaccia i civili dicendo di essere pronta a lanciare razzi contro l’aeroporto Ben Gurion, lo scalo internazionale di Tel Aviv, l’organizzazione fondamentalista islamica ha avvertito le compagnie aeree che è meglio che fermino i voli.

Israele è apparsa determinato a proseguire nel suo intervento sulla Striscia: “Ci prepariamo a tutto. Tsahal (l’esercito) ha avuto ordine di tenersi pronto”, ha dichiarato Benyamin Netanyahu, capo del governo dello Stato di Israele, che nei giorni scorsi aveva detto cosa differenziasse gli israeliani da Hamas: “La differenza tra noi e loro è semplice. Noi sviluppiamo sistemi di difesa contro i missili al fine di proteggere i nostri civili, loro usano i loro civili per proteggere i loro missili. E questa è tutta la differenza.”

Nonostante la preoccupazione espressa ieri del presidente Usa Barack Obama per l’escalation, Israele non ha intenzione di fermarsi e farà di tutto per interrompere il lancio di missili che ogni giorno colpiscono le case della sua popolazione, oltre ai noti bersagli Ashdod, Ashkelon e Sderot anche Gerusalemme e Tel Aviv non sono più al sicuro. Da Hamas hanno fatto sapere che sono “Pronti a combattere per mesi”.

Intanto il lancio dei razzi dalla Striscia di Gaza viene combattuto anche dal sistema anti missilistico Iron Dome che in questi cinque giorni ha distrutto oltre 120 missili in volo.