Se negli scorsi mesi l’economia e il mercato del lavoro italiani sembravano dare segnali incoraggianti di ripresa, negli ultimi giorni le notizie in arrivo appaiono invece meno positive. Le ultime rivelazioni Istat propongono infatti una fotografia piuttosto impietosa, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione nel nostro paese.

Preoccupanti in particolare i dati riguardanti le famiglie “jobless”, ovvero quei nuclei famigliari in cui nessun membro ha a disposizione un reddito da lavoro. Secondo il rapporto annuale relativo all’annata 2015, in Italia ci sono 2,2 milioni di queste famiglie, un aumento netto rispetto al passato: si è infatti passati dal 9,4% del 2004 al 14,2% dello scorso anno, e nel Sud Italia la percentuale, davvero allarmante, arriva al 24,5%, ovvero una famiglia su cinque. L’aumento ha inoltre coinvolto soprattutto le famiglie con un’età media più giovane.

L’Istat segnala inoltre che il mercato del lavoro nel nostro paese “è incerto”, mentre l’andamento dei prezzi nel corso del 2016 “appare ancora molto debole”. Parole negative anche per quanto riguarda il sistema di protezionale sociale nazionale, considerato “uno dei meno efficaci” all’interno dell’Unione Europea. L’Istat nota inoltre che “la spesa pensionistica comprime il resto dei trasferimenti sociali” ed è in aumento il rischio povertà.

Come avevano fatto notare i numeri dell’Inps comunicati negli scorsi giorni, i contratti a tempo indeterminato sono inoltre diminuiti, dopo il boom che c’era stato nel 2015 grazie ai forti incentivi statali. In forte aumento invece i nuovi pensionati con oltre 40 anni di contributi, che sono passati dal 7,6% nel 2003 al 28,8% nel 2014. Istat spiega che i nuovi pensionati hanno ricevuto prestazioni più elevate rispetto a quelli del passato anche perché “il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo è ancora al di là dal dispiegare effetti diffusi”.

I nuovi numeri Istat rilevano inoltre che la popolazione italiana è in diminuzione: 60,7 milioni di residenti, con un calo di 139 mila unità rispetto all’anno precedente. L’altro dato rilevante è quello dell’aumento dell’età media, con l’Italia che risulta uno dei paesi più invecchiati del mondo, insieme a Giappone e Germania.