Non sono previsioni incoraggianti quelle che l’Istat fa in merito al futuro demografico del Paese – il titolo dello studio che è stato presentato nella giornata di ieri.

Fra quasi 50 anni, nel 2065, assisteremo infatti a un calo della popolazione: dagli attuali 60 milioni passeremo a 53,7 milioni, con un picco negativo nel 2045 quando l’invecchiamento si farà sentire con più forza. Per allora si prevede che solo il 54,3% degli italiani si troverà in età lavorativa.

Ma non si tratterà di una tendenza omogenea, in quanto Nord e Sud andranno incontro a trend differenti: al Nord andrà crescendo la popolazione attiva anche grazie alle migrazioni, mentre il Sud potrebbe spopolarsi, permanendo nel Mezzogiorno quasi solo i cittadini più anziani.

Dall’attuale 34% popolazione che risiede al Sud si passerebbe al 29%, con il Centro Nord che acquisterebbe i 5 punti percentuali mancanti, arrivando al 71% del totale: un fenomeno importante di migrazione interna, che del resto è già ricominciato negli ultimi anni.

In realtà i dati sulla fecondità sono positivi, con una media di 1,59 figli a testa, che però vanno confrontati con l’aumento della vita media: 86,1 anni per gli uomini e 90,2 per le donne, con l’età italiana media che supererà la soglia dei 50 anni nel 2065.

Come prevedibile saranno gli immigrati a fare alzare il numero di figli per donna: per molti anni la quota annua di stranieri in arrivo dall’estero si assesterà intorno alle 300mila unità, che dovrebbe scendere di circa il 10%, arrivando a 270mila, entro il 2065. In questo periodo saranno infatti circa 14,4 milioni i nuovi italiani che lasceranno il proprio Paese per cercare di ripopolare lo Stivale.