È una fotografia a tinte fosche quella che si intravvede dai dati forniti dall’Istat nel suo report annuale del 2017: a scomparire dal panorama sociale sono infatti il ceto medio e la classe operaia a causa dell’aumento della disuguaglianza.

A essere crollata è la mobilità sociale, con progressiva crescita anche di tutte quelle professioni non qualificate alle quali devono spesso rivolgersi artigiani e operai, sempre meno richiesti.

Piccola borghesia e classe operaia diventano dunque ceti dai confini sempre più labili e impalpabili. I nuclei famigliari operai sono sostituiti dai giovani blue-collar e dalle famiglie a basso reddito, mentre la piccola borghesia è formata ormai da famiglie di impiegati o con operai in pensione.

Emergono poi sempre più gli anziani soli a basso reddito (con le donne a prevalere sugli uomini) e di giovai disoccupati. E si ritagliano un loro spazio le cosiddette pensioni d’argento e la classe dirigente. Tutti gruppi classificati in base al reddito, che parte da una media di 1700 euro per le famiglie in difficoltà ai 3800 dei manager.

Come si diceva prima la mobilità è ormai bloccata, con possibilità quasi esclusiva di discesa sull’ascensore sociale: a mancare sono i sistemi di ridistribuzione della ricchezza e del lavoro. A essere maggiormente in difficoltà le famiglie di stranieri, di disoccupati o attivi solo in part-time, sopratutto se con figli minorenni.

1,6 milioni sono le persone in stato di povertà assoluta, circa il 6% delle famiglie italiane e il 7,6% della popolazione. Un altro 28,7% è invece a rischio di povertà o di esclusione sociale. Il tutto mentre l’occupazione sale, per quanto si tratti di incarichi non qualificati, part-time o in somministrazione. A crescere è sopratutto il settore dei servizi, con lavori nei trasporti, nella ristorazione, nel turismo e nei servizi alle imprese, mentre l’industria risulta ancora in affanno.

In questo quadro a essersi volatilizzati sono i giovani: in 10 anni l’Italia ha visto scendere la fascia dei 18 – 34 anni di un milione di unità, mentre l’Italia si piazza al primo posto in Europa per persone oltre i 65 anni, il 22% della popolazione.