Nuovi segnali contrastanti arrivano dalle ricerche dell’Istat. Secondo gli ultimi dati rilasciati dall’Istituto nazionale di statistica italiano, l’economia tricolore nell’ultimo periodo sta rallentando e le imprese stanno attraversando un periodo di sfiducia. Detto questo, emerge anche che le famiglie del nostro paese hanno ricominciato a spendere di più.

Tra le note negative emerse dagli ultimi risultati Istat vanno registrati un rallentamento della crescita nel breve periodo della nostra economia e l’allarme deflazione. Stando alla nota mensile dell’istituto di statistica, vanno segnalati “alcuni segnali di debolezza” nelle attese e negli ordinativi da parte delle aziende italiane e inoltre si registra “un rallentamento nel ritmo di crescita nel breve termine”.

Prosegue inoltre il periodo di deflazione della nostra economia. Non sono buone in questo senso le previsioni dell’Istat, secondo la quale i prezzi continueranno a essere “negativi o vicini allo zero nei mesi estivi”, a meno di “mutamenti sostanziali dello scenario internazionale”. A contribuire alla deflazione vi è il calo del prezzo del petrolio nei mesi passati, che ha ridotto il prezzo delle bollette elettriche.

Tra le notizie positive, c’è invece da dire che l’Istat sottolinea una crescita dei consumi da parte delle famiglie italiane dello 0,2% nel primo trimestre del 2016 rispetto agli ultimi tre mesi del 2015. In salita anche il Pil, il Prodotto Interno Lordo, che fa segnare un aumento dello 0,3%.

L’Istat rivela un analogo andamento anche per quanto riguarda il mondo del lavoro, in cui emergono dati buoni, come l’aumento del numero di occupati, seppure lieve, sia tra gli uomini (dello 0,3%) che delle donne (dello 0,1%), e dati meno buoni, come l’aumento della percentuale dei disoccupati, arrivato all’11,7%, con un incremento ad aprile dello 0,1% rispetto al mese di marzo.

Le cose potrebbero non migliorare molto anche in futuro. L’Istat evidenzia infatti che “a maggio le aspettative degli imprenditori risultano in miglioramento nei soli servizi”, mentre “negli altri settori” emerge un sostanziale pessimismo.