Scenario preoccupante quello tratteggiato dall’Istat negli ultimi dati diffusi: sono infatti 1 milione e 85mila i nuclei famigliari in cui nessuno degli adulti è occupato, pur abile al lavoro e alla ricerca di un impiego. Si tratta dunque di un milione di famiglie senza reddito.

L’incidenza maggiore di questi dati, in tutto e per tutto simili a quelli del 2016 (allora furono 1 milione e 92mila), si ha al Sud, dove le famiglie registrate sono 587mila, più della metà del totale. Non è automatico che non vi siano mezzi di sostentamento all’interno di questi nuclei, quali pensioni, rendite o eredità, ma questo per l’appunto non arriva tramite un impiego regolarmente registrato.

In tutto si tratta del 6,6% delle famiglie sui circa 16,5 milioni di nuclei presenti sul mercato del lavoro: sono invece 13,9 milioni le famiglie in cui tutti gli adulti in grado di lavoro sono occupati.

La composizione delle famiglie senza lavoro è varia: per poco meno della metà dei casi – 448mila – si tratta di coppie con figli, mentre per 290mila si tratta di una persona sola, single, con prevalenza di uomini sulle donne.

Altre 222mila sono nuclei monogenitoriali, con prevalenza femminile Seguono 222 mila nuclei mono-genitore (e stavolta sono più donne, 192 mila) e 80 mila coppie senza figli.

I dati dell’Istat sulla disoccupazione rivelano che il tasso più alto si registra nelle famiglie di monogenitori, mentre se la passano meglio i single; la percentuale aumenta al crescere dei figli.

Spesso e volentieri, in oltre 970mila casi, nelle coppie sono le donne a riuscire a trovare lavoro, anche solo part time, mentre l’uomo è inattivo o alla ricerca.