L’Italia è in recessione tecnica, il che significa che per il secondo trimestre consecutivo il Prodotto interno lordo ha avuto una flessione. Effettivamente, è sceso dello 0.2% rispetto ai tre mesi precedenti, quando aveva fatto segnare un calo dello 0,1%. Su base annua, il calo è ancora più vistoso, -0,3%. Secondo l’Istat, da cui arrivano questi dati, la flessione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti e tre i grandi comparti di attività economica: agricoltura, industria e servizi.

Anche i meno tecnici capiranno che l’Italia è tuttora dentro la crisi. Il dato è anche peggiore di ciò che si aspettavano gli analisti, che avevano indicato una forchetta tra -0,1% e +0,1%. La produzione industriale zoppica ugualmente. Siamo a -0,4% rispetto al trimestre precedente, quando aveva segnato un leggero aumento dello 0,1% (dato rivisto al rialzo, era infatti -0,1%).

Questi dati negativi hanno avuto naturalmente ripercussioni pure a Piazza Affari, con una mattinata tutta in discesa per l’Ftse Mib. Lo spread Btp/Bund si è allargato proprio dopo la diffusione dei dati, e ora viaggia intorno a 166,5. E su twitter è diventato trend proprio l’hashtag #recessione.

Tanto per completare con un altro numero: nel quarto trimestre del 2013 c’era stato un aumento del Pil, seppure minimo, dello 0,1%. Il calo dello 0,2% è il peggiore da 14 anni a questa parte, dal secondo trimestre del 2000.