Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due ragazze italiane che sono state rapite in Siria, continuano a dividere l’opinione pubblica. C’è chi grida all’emergenza umanitaria per soccorrere due nostre connazionali ancora disperse e chi, invece, vorrebbe lasciarle lì dove sono in quanto “se la sono cercata”. I primi a muoversi sono state le istituzioni, con il Coordinamento Nazionale per la Pace in Siria che ha espresso “profonda preoccupazione per il rapimento delle due ragazze italiane nel villaggio di al Abzemo”. Certo è che, però, la vicenda ha dei contorni poco chiari.

Il rapimento appare, in base alle informazioni che circolano in rete, tutt’altro che casuale. Le due ragazze sono entrate in Siria dalla Turchia senza un regolare visto, attraversando un confine che era oltretutto presidiato da criminali. Dentro il paese, hanno avuto l’ardire di recarsi in una delle zone più pericolose della Siria, cosa che le ha di fatto messe a disposizione di jihadisti e gente di malaffare in senso lato. Inoltre (ma è una voce ancora da confermare), pare che le due fossero protette da uomini del Fronte islamico. La domanda da porsi è: perché le due ragazze si accompagnavano a questo gruppo armato? E perché il loro progetto umanitario aveva come quartier generale l’abitazione del capo dei ribelli della zona?

La diplomazia sta lavorando per cercare di trovare nuove tracce che riconducano a Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, fondatrici del Progetto Horryaty. Rimane il dubbio se le due siano state raggirate da criminali locali o se, semplicemente, hanno agito con troppa superficialità. La Rete, intanto, non ha preso una posizione univoca: le discussioni su Facebook e Twitter parlano di molta gente che chiede compassione e molta altra che, invece, le rende responsabili dirette dell’accaduto: perché andare in Siria, oggi, equivale ad un suicidio. Guardate e leggete qui sotto.