Ora è ufficiale: Vanessa Marzullo Greta Ramelli sono state sequestrate in Siria da una banda di criminali comuni, con lo scopo di venderle poi a un gruppo più organizzato. Delle due cooperanti non si hanno più notizie dal primo di agosto. Secondo alcuni testimoni, sarebbero state caricate su un furgone da una decina di uomini armati che hanno fatto irruzione, verso le 4 di mattina, nell’appartamento situato vicino a Idlib, nella zona di Aleppo.

Qui le nostre connazionali erano arrivate con le guide tre giorni prima. Un sito internet locale sostiene che, “prima di essere portate vie, sono state viste nella casa del capo del Consiglio rivoluzionario della zona”. A far propendere per l’azione di delinquenti comuni anche il fatto che non sia arrivata ancora alcuna rivendicazione. La trattativa appare dunque complessa e lunga; anche per questo motivo, il sequestro era stato tenuto nascosto fino a ieri, per evitare di far salire il prezzo del riscatto.

La Farnesina, quando le voci hanno iniziato a diventare insistenti, ha dovuto confermare l’irreperibilità delle due cooperanti. Nell’area del rapimento è attivo il gruppo al Nusra, formato da cellule di rivoltosi armati che lottano contro il regime e sono affiliati ad al Qaeda. Gli analisti, però, escludono che Vanessa e Greta possano essere nelle loro mani.  Le due italiane erano entrate in Siria attraverso la Turchia circa dieci giorni fa per portare avanti il progetto Horryaty, un’iniziativa di solidarietà. L’obiettivo è distribuire kit di pronto soccorso e pacchi alimentari nell’area di confine.

Non solo: si vuole anche istruire i giovani a praticare interventi di pronto soccorso in caso di lievi ferite. E insegnare nozioni infermieristiche. Il progetto non ha alcun sostegno da parte dell’Italia, si tratta di un’iniziativa indipendente delle cooperanti. E questo verrà ribadito in fase di trattativa.