Momenti di apprensione in queste ore per le famiglie dei quattro italiani rapiti in Libia nella notte di domenica: stando alle prime dichiarazioni della Farnesina i dipendenti della ditta di costruzioni Bonatti (Parma) sono stati prelevati nelle vicinanze di un compound dell’Eni nei pressi di Mellitah, una località sita nei pressi del confine con la Tunisia.

Immediata l’attivazione dell’Unità di crisi del Ministero degli Esteri, che è attualmente impegnata nella risoluzione della difficile situazione ed è in contatto con le famiglie dei connazionali sequestrati. Come noto, in seguito alla chiusura dell’ambasciata italiana in Libia sul sito della Farnesina il Paese era stato segnalato come molto pericoloso e il Ministero degli Esteri aveva invitato tutti gli italiani presenti sul suolo ad abbandonare i confini libici quanto prima possibile.

Dalle dichiarazioni diffuse in questi primi istanti i quattro dipendenti della Bonatti erano da poco tornati dalla Tunisa: il rapimento sarebbe avvenuto a Sebrata, non molto distante dall’impianto di gas e petrolio dell’Eni. Ancora ignota l’identità dei rapitori, né si sa nulla circa il luogo in cui sono stati portati gli italiani presi in ostaggio.

La società di costruzioni Bonatti che impiega i quattro connazionali offre servizi legati agli impianti per la produzione di energia (ingegneria, edificazione e manutenzione) in qualità di contractor. Tra i vari Paesi in cui svolge le proprie attività si segnalano Egitto, Iraq, Arabia Saudita, Turkmenistan, Kazakhistan e per l’appunto la Libia.

Lo scorso 12 luglio è stato siglato un accordo di pace da parte del governo di Tobruk (l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale), in cui si impegna a fare tutto il possibile per porre fine ai combattimenti e alla organizzazione di un governo di unità nazionale. Di fatto però manca la firma del governo di Tripoli, che viene escluso dal novero delle entità politica riconosciute: una condizione che naturalmente ha implicato una ferma reazione negativa da parte del parlamento di Tripoli.