Nel giorno del dibattito alla Camera sull’Italicum arriva la decisa bocciatura del Movimento 5 Stelle, che si è scagliato contro la legge elettorale presentando una propria mozione.

Per Matteo Renzi si tratta di una battuta d’arresto dopo la decisione favorevole della Consulta, che ieri aveva deciso di rinviare l’esame di costituzionalità dell’Italicum a data da destinarsi, con tutta probabilità dopo la consultazione referendaria, di fatto dando ragione al premier per quanto riguarda la distinzione tra le due questioni.

Ritornando ai 5 Stelle, la virata di oggi sembra essere in parziale contrasto con quanto affermato due mesi fa da Luigi Di Maio, il quale aveva ricordato come le modifiche all’Italicum non fossero una priorità.

Le cose paiono essere cambiate, tanto che è stato riproposto il cosiddetto Democratellum uscito dalle consultazioni online, un sistema di legge elettorale con formula proporzionale in circoscrizioni medio-piccole con preferenze, un sistema che “favorisce l’aggregazione fra le forze politiche piccole e medio-piccole, spingendole a mettere insieme le loro idee, se conciliabili, dentro forze politiche più grandi ma coese e favorisce l’omogeneità interna dei partiti e dei movimenti, disincentivando frantumazioni e scissioni”.

L’Italicum invece, affermano i membri della commissione Affari costituzionali della Camera “va cancellato tout court in quanto non è una legge migliorabile perché è antidemocratica e incostituzionale”.

La risposta del Pd non ha tardato ad arrivare tramite il senatore Giorgio Tonini: “Se il M5s dice no all’Italicum a favore della proporzionale, allora deve accettare le alleanze in Parlamento per dar vita al governo“. Ma c’è anche chi, come il collega Andrea Marcucci, critica quello che viene definito “un ritorno alla Prima Repubblica. Alla faccia del nuovo”.

Il Pd comunque ribadisce la propria disponibilità a modificare l’Italicum, ma rinviando il tutto a una discussione più approfondita rispetto alle mozioni presentate da Sinistra Italiana e Movimento 5 Stelle. Rimane quindi aperta la possibilità di proporre una propria mozione, che possa mettere d’accordo le diverse anime della sinistra e del partito stesso.