Con 293 sì e 157 no la Camera ha approvato al mozione che il Pd e le forze di maggioranza hanno presentato in merito alle modifiche sull’Italicum.

Contestualmente sono state bloccate le mozioni presentate dalle forze di opposizione, ovvero Sinistra Italiana, centrodestra e Movimento 5 Stelle, con quest’ultimo che aveva proposto un ritorno al sistema proporzionale.

L’esito delle votazioni era indubbiamente prevedibile, ma a fare scalpore e a dare un segnale forte circa la divisione del partito, è stato il numero di assenti nel Pd: 42, di cui solo 18 le assenze giustificate, mentre per tutti gli altri si tratta di una precisa scelta poliitca.

Non sorprende infatti scorrere tra i nomi quelli di Bersani, Cuperlo, Stumpo e Speranza, ovvero i maggiori esponenti della minoranza a sinistra del Pd. Speranza in particolare ha commentato sottolineando significativamente che “la sinistra del Pd non ha votato e Denis Verdini invece sì. Io non so quali possano essere i punti di un’alleanza con Verdini. Quel che so è che per Renzi discutere con noi è più faticoso, perché bisogna farlo sui problemi del Paese.”

Bersani dal canto suo ha spiegato come il testo della mozione, scritto da Renzi insieme al Nuovo Centrodestra di Alfano, implicitamente esprima l’idea che “non si voglia far nulla”.

In una nota la minoranza dem ha ribadito che la scelta operata dalla maggioranza renziana del Pd “conferma che anziché lavorare per ottenere dei risultati si lavora soltanto per conquistare posizioni come in una battaglia di Risiko. Peccato: un po’ di intelligenza politica in più non sarebbe stata male”.

Nei fatti ha deluso la particolare prudenza e impalpabilità della mozione approvata dalla Camera: nel testo si ribadisce che la maggioranza si impegna ad ascoltare i diversi gruppi parlamentari in merito a “eventuali proposte di modifica della legge elettorale attualmente vigente e a valutare la possibile convergenza sulle proposte”. Mancano però luoghi e tempistiche delle modifiche, lasciando il tutto allo stato ipotetico.