Nuovo scontro all’interno del Pd. Le parole del premier Renzi, secondo il quale un’eventuale bocciatura dell’Italicum alla Camera porterebbe alla caduta del governo, hanno scatenato la reazione di numerose personalità politiche. “Quella di Renzi, che dice che se la legge non passa cade il Governo, è una pressione sul Parlamento indebita”, queste le parole di Pierluigi Bersani a margine delle celebrazioni della Festa della Liberazione a Piacenza. L’ex segretario del Pd ha proseguito affermando di essere “affezionato alla mia ‘ditta’, il Pd, che però ha una regola: davanti a temi costituzionali ogni singolo parlamentare si assume liberamente le sue responsabilità”. Bersani ha anche tenuto a precisare che “sull’Italicum non si è riusciti a chiarire bene che cosa è in gioco. Si sta discutendo dell’incrocio tra legge elettorale e riforma della Costituzione e quindi si sta cambiando il sistema, cosa che meriterebbe un po’ di attenzione. Può venire il dubbio che andiamo verso un presidenzialismo senza contrappesi, un meccanismo sconosciuto a tutte le democrazie del mondo, può esserci questo rischio”.

Le parole di Renzi non sono piaciute nemmeno a Enrico Letta che, dopo aver dichiarato “se vuoi andare veloce corri da solo, ma se vuoi andare lontano, se vuoi costruire, allora devi farlo insieme”, ha ribadito la necessità di un consenso largo sulle riforme, mentre alcuni parlamentari a lui vicini cominciano a chiedere al premier di pensare ad alcune modifiche per avere il massimo consenso possibile. All’ex premier ha risposto il ministro Maria Elena Boschi che ha voluto precisare che “durante il governo Letta, le riforme costituzionali e la legge elettorale si erano bloccate”.

Le modalità con cui superare il passaggio parlamentare della legge elettorale non sono ancora state decise. Al momento non sono ancora state escluse né le prove di forza, come la richiesta di un voto di fiducia, né la via del recupero dei dissidenti del Pd e di altri partiti della maggioranza su cui si è detta sicura il ministro Maria Elena Boschi che assicura che quella del governo, fiducia in testa, “non è una prova di forza e la maggioranza voterà compattamente la riforma”.