Ieri vi abbiamo raccontato delle votazioni sull’Italicum, e dell’appoggio esterno di Forza Italia al governo per portare avanti la legge elettorale. Matteo Renzi ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto anche su Twitter. Secondo il premier poi non c’è alcuna correlazione tra il voto per l’Italicum e la prossima elezione del Presidente della Repubblica.

Dopo le dichiarazioni che vi abbiamo raccontato ieri, ci sono da riportare altri suoi commenti sul risultato del voto: “Quella di una parte della minoranza Pd sull’Italicum è una posizione che non condivido e non credo la condividano neanche i militanti delle feste dell’Unità, anche quelli che non hanno votato per me perché diranno “se uno ha vinto poi deve lavorare”. E ancora “Questo è un anno che può essere bello. Va giù il costo della benzina, l’euro si avvicina al dollaro, le riforme si fanno. Capisco che ci sono quelli che si lamentano soltanto ma a noi ci pagano per far le cose non per lamentarci“. Insomma “ci sono polemiche, discussioni, è normale, ma non si molla di un centimetro“.

Tra il voto e il dopovoto sull’Italicum non è stato fatto nulla per stemperare il clima con la minoranza democratica. Che ha risposto – come può – al fuoco: l’ex segretario, Pier Luigi Bersani, ha riunito 140 deputati e senatori. E si è poi scagliato contro il senatore Pd Stefano Esposito che ha dato dei parassiti alla fronda interna democratica: “Dare del parassita a Corsini, Gotor, Mucchetti, è pericoloso. E’ gente per bene che non chiede niente e va trattata con rispetto. Se viene meno il rispetto è finita“. Per ora si limita a paventare il rischio di una spaccatura tra le due anime del partito: “Renzi sa benissimo che sulla legge elettorale c’era una possibile mediazione e non ha voluto mediare. Ora spetta a lui dire se si deve partire dall’unità del Pd“. Dopo un po’ sono arrivate A stretto giro arrivano le scuse del senatore Stefano Esposito, che ha chiesto scusa per l’utilizzo del termine ‘parassita’: “Riconoscere di aver sbagliato è un dovere”.

La spaccatura fra le due anime tende a non rimatginarsi anche perché nella maggioranza c’è chi è arrivato a chiedere al capogruppo Luigi Zanda di prendere provvedimenti nei confronti dei dissidenti. Richiesta respinta. Zanda cercherà di lavorare “fino all’ultimo secondo per l’unità del gruppo e del partito“. Per quanti riguarda il voto finale – probabilmente martedì prossimo – alcuni dei dissidenti dovrebbero votare a favore dell’Italicum, ma comunque dovrebbero restare una ventina di “irriducibili”. Finora i tentativi di indebolire l’asse Renzi-Berlusconi hanno sortito l’effetto opposto. Un aspetto che è stato sottolineato dal capogruppo per convincere la minoranza a non rendere determinanti i voti di Forza Italia. Il rischio è che si ripeta il giochetto per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Meno rumorosa la fronda in Forza Italia. Secondo l’eurodeputato Raffaele Fitto, Berlusconi sta “sacrificando il partito sull’altare del Patto del Nazareno“. Intanto l’ex Cav  attacca i frondisti nell’incontro con i deputati di FI: “La vostra posizione ci indebolisce, vi chiedo di cambiare linea o di cercare un’altra strada“. Fitto però non indietreggia: “Io penso che gli elettori ci abbiano chiesto di fare opposizione alla sinistra, non di agire come una stampella del Pd“.

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