Il Pd ha deciso di sostituire i dissidenti interni al partito che si sono opposti all’Italicum. Matteo Renzi sembra quindi voler proseguire in maniera ferma con il percorso che nel giro dei prossimi giorni dovrebbe far entrare la nuova legge elettorale in vigore e a farne le spese sono coloro che hanno deciso di non appoggiarla.

Nella commissione Affari costituzionali il Pd ha così deciso di sostituire dieci membri dell’area dem del partito. Una decisione che è una diretta conseguenza di quanto deciso mercoledì scorso dall’assemblea dei deputati e del così soprannominato “lodo Cuperlo”, che prevede la sostituzioni dei membri che non si trovano in linea con la maggioranza del partito sull’Italicum, previsto in arrivo alla Camera il prossimo 27 aprile.

Bersani, Cuperlo, Bindi, Meloni, Fabbri, Giorgis, Lattuca, Pollastrini, Agostini e D’Attorre sono i nomi illustri che sono stati sostituiti all’interno della commisione Affari costituzionali della Camera. Alfredo D’Attorre ha commentato ironicamente e amaramente questa decisione: “Hanno applicato il nuovo articolo 18 anche a noi”.

La sostituzione dei dieci membri del Pd lontani dall’area renziana sull’Italicum era già nell’aria da diversi giorni, ma ora è arrivata la conferma. La notizia non è stata certo ben accolta da alcuni membri del Pd, come Stefano Fassina che ha parlato di “una regressione della democrazia”, mentre Rosy Bindi l’ha definita “una sostituzione di massa”. Parole poco tenere arrivano anche dall’opposizione, con Renato Brunetta di Forza Italia che ha definito “aberrante” questa decisione da parte del Partito Democratico.

Si preannuncia quindi ancora ricco di ostacoli e insidie per il governo l’approvazione dell’Italicum, già messo alla dura prova negli scorsi giorni dalle dimissioni del capogruppo Roberto Speranza. A questo punto Matteo Renzi non esclude di mettere la fiducia sul voto alla legge, che è anzi data per “probabile” da diverse fonti vicine al premier. La possibilità delle fiducia non è però certo vista di buon occhio dalla minoranza interna al Pd e Cuperlo ha affermato che si tratterebbe di: “Uno strappo che metterebbe a rischio la legislatura”.