Sull’Italicum Matteo Renzi ha ottenuto il sì del Pd, ma ha perso Speranza. Non stiamo parlando in senso figurato. Il Partito Democratico ha infatti dato l’ok con 190 voti favorevoli su 310, però all’interno della minoranza si è creata una frattura sempre più profonda e Roberto Speranza ha presentato le sue dimissioni come capogruppo in Parlamento.

Matteo Renzi ha rifiutato di apportare modifiche all’Italicum e il testo è stato quindi approvato così com’è all’assemblea del Pd. Un voto favorevole che però non ha certo accontentato tutti, anzi. Sono stati diversi i membri del partito ad abbandonare l’assemblea mentre era ancora in corso, tra cui Bindi, Civati, Fassina, D’Attorre e diversi altri.

Pier Luigi Bersani ha invece deciso di rimanere all’assemblea del Pd, ma si è espresso contro la linea di Renzi sull’Italicum: “Se si vuole, si può cambiare. Se non volete farlo, non sono convinto, se si va avanti così non ci sto”.

L’area riformista rappresentata da Roberto Speranza ha deciso di rimanere, ma di non partecipare al voto sull’Italicum. Speranza ha quindi presentato le sue dimissioni, dichiarando: “Non sono nelle condizioni di guidare questa barca, perciò rimetto il mio mandato di presidente e non smetto di sperare che questo errore che stiamo commettendo venga risolto”. L’assemblea è poi proseguita comunque, nonostante l’appello di Rosy Bindi a Renzi a un’interruzione: “Fallo te un atto magnanimo e permetti di discutere di queste dimissioni adesso”. Un appello non accolto e così la Bindi a questo punto ha abbandonato l’incontro, insieme a Pippo Civati e ad altri membri del partito.

A confermarlo è Stefano Fassina, che ha dichiarato: “Molti esponenti della minoranza, come Civati, Bindi, D’Attorre, Cuperlo ed io abbiamo lasciato l’assemblea del gruppo dopo la forzatura che c’e stata nel non considerare il fatto politico delle dimissioni di Speranza”.

Le dimissioni di Roberto Speranza non sembrano comunque presupporre a una scissione netta all’interno del Pd. La linea dei moderati è che infatti la situazione possa ancora essere recuperabile e Matteo Mauri afferma che le dimissioni non sarebbero “definitive”.