Chissà quando arriveremo alla parola fine sulla questione. Per ora Matteo Renzi può contare sull’appoggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato con un comunicato ha ritardato il momento delle sue dimissioni e quindi del mercanteggiamento per l’elezione del suo successore. Così facendo, come spiega il premier, “ha spazzato via tutte le manovre di chi puntava a ricattarci sull’Italicum“.

Matteo Renzi non sarà più costretto a rinegoziare in continuazione i punti più delicati del provvedimento per garantirsi i voti per leggere il successore di Giorgio Napolitano. Ma deve – come dice il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini – portare “l’Italicum a fine dicembre in aula, e lo voteremo a gennaio prima dell’apertura della seduta per l’elezione del nuovo capo dello Stato“.

Per arrivare in fondo è necessario mandare i segnali che Silvio Berlusconi vuole sentire: la garanzia che non si andrà al voto anticipato con le nuove regole. Per questo il premier, in visita ad Algeri, ha detto che, per agevolare l’approvazione dell’Italicumsi può fare eventualmente una clausola che dice che la legge elettorale entra in vigore nel 2016: noi la utilizzeremo solo nel 2018, ma va fatta subito perché altrimenti, dopo anni in cui si è promesso di fare le cose, rinviare sarebbe impossibile“.

Il messaggio sembra essere gradito dal leader di Forza Italia, che avrebbe recapitato dei messaggi distensivi a Palazzo Chigi. Bisogna capire però quanto controlli ancora il suo partito, così come bisogna capire quale controllo abbia il premier sulle fibrillazioni in casa Pd.

Intanto ieri i lavori a Montecitorio i lavori della prima commissione si sono interrotti e riprenderanno oggi. Per il blocco la ministra Maria Elena Boschi non sembra perdere il sonno: “Se sono pessimista? Mi avete mai visto pessimista?” – anche perché si è confermata la volontà lavorare se occorre anche nei festivi.

La discussione in commissione dovrebbe chiudersi entro giovedì pomeriggio. Il condizionale in questi casi è d’obbligo. Secondo il leghista Roberto Calderoli: “La maggioranza cerca di prendere tempo, visto che il governo metterà la fiducia sul Jobs act e domani sarà tutto fermo“.

La legge sul lavoro ha la precedenza su tutto perché l’Unione Europea la vuole. E la dem Doris Lo Moro lo sa: “Tutto si svolge con apparente tranquillità e direi che siamo perfettamente in linea con quello che è stato deciso. Ma siccome le decisioni non è qui che vengono prese, vedremo come andrà a finire“.

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