Contrariamente a quanto affermato in precedenza, il Pd di Matteo Renzi non vuole mettere mano all’Italicum, o almeno non ha proposte di modifica da portare avanti in prima persona: tuttavia il premier nel corso di un’intervista a Radio Popolare ha affermato che resta aperto ai suggerimenti dell’opposizione.

Per me l’Italicum è una ottima legge ma se tutti pensano di riaprire il tema, il Pd è pronto non a presentare un’altra proposta sennò fai come il carciofo, con gli altri che dicono solo no. Ma siamo disponibili veramente ad andare a vedere le carte e a confrontarci”: questo lo scenario prospettato dal presidente del Consiglio, che come prevedibile ha scelto di non ritornare sui propri passi.

D’altro canto risulta ormai chiaro che l’obiettivo principale del Pd e sopratutto del premier resta la riforma costituzionale, sulla quale si gioca la partita più importante. Ecco forse il motivo dell’apertura all’opposizione: “Io non faccio una nuova legge, non decido io, è una scelta del Parlamento. Ma la legge elettorale è meno importante della riforma e se serve cambiarla si cambia”.

D’altro canto anche internamente alla sinistra c’è chi come Gianni Cuperlo chiede che siano gli stessi artefici dell’Italicum a mettere mano alla legge elettorale, attendendosi “una proposta chiara del Pd sulla quale aprire un confronto a partire dal centrosinistra”.

L’apertura però non piace al centrodestra, che vede il tutto come un contentino di Renzi per spianarsi la strada del referendum. Esemplari le parole di Renato Brunetta su Facebook: “Renzi vuole giocarsi la carta della modifica dell’Italicum per tentare di rialzare la china in una partita, quella del referendum costituzionale, che lo sta vedendo soccombere senza possibilità di appello. Per puro opportunismo tattico vuole modificare quella stessa legge elettorale che ha più volte definito la migliore del mondo e per la quale ha imposto alla Camera dei deputati per ben tre volte la questione di fiducia”.

La discussione verrebbe rinviata all’esito del referendum costituzionale, dopo il quale Renzi – se ancora in carica – avrebbe minore margine di manovra: “Non accetteremo mai nessun confronto in merito alla legge elettorale prima del voto referendario del 4 dicembre. Prima la consultazione costituzionale, prima la vittoria del no, prima Renzi se ne va a casa, e solo dopo il Parlamento deciderà in totale autonomia come cambiare una legge elettorale, l’Italicum, sciagurata e a quel punto assolutamente inapplicabile“.