L’Italicum prosegue la sua lenta e difficoltosa marcia di avvicinamento alla Camera dei Deputati. La nuova legge elettorale, o almeno quella che nelle intenzioni del premier Matteo Renzi dovrebbe trasformarsi nella nuova legge elettorale, ha ieri incassato il sì da parte della direzione del Pd. Sebbene con qualche riserva.

L’Italicum è stato approvato ieri all’unanimità all’interno della direzione del Partito Democratico, ma va sottolineato il fatto che la minoranza dem non ha votato. Grazie a questo sì, la legge elettorale arriva oggi in commissione Affari costituzionali e nelle prossime settimane potrebbe approdare in Parlamento.

Secondo quanto ha dichiarato Matteo Renzi: “Entro il 27 aprile la legge elettorale deve essere in Aula e a maggio dobbiamo mettere la parola fine: è giunto il momento di decidere, sono contrario a ritoccare il testo”.

A proposito dei punti fondamentali dell’Italicum, Renzi ha affermato: “Il punto chiave di tutta la riforma elettorale è il ballottaggio, perché permette di avere un vincitore o meno. […] Cento collegi con un candidato scelto dal partito, selezionato dalla classe dirigente. Su 340 deputati, 100 indicati nei collegi e 240 dalle preferenze, il 71% con le preferenze il 28% con candidati di collegio partendo dal presupposto di non fare candidature plurime, oppure di farle tutte plurime.”

Il premier blinda quindi l’Italicum e ottiene l’appoggio da parte dei renziani, con un voto unanime composto da 120 sì. La sinistra dem si è però astenuta dalla votazione e c’è quindi la possibilità che, quando la proposta di legge arriverà in Parlamento, ci potrebbero essere dei problemi con la minoranza del partito. A proposito di questa possibilità, Renzi ha dichiarato: “Questo ricatto non lo considero neanche. Metto la fiducia nel Pd su questa legge. E valuteremo se metterla in Parlamento, anche se qualcuno ha detto che non si può”.

Tra chi dichiara fin da ora che non appoggerà l’Italicum c’è Rosy Bindi, che a Repubblica ha detto: “Senza modifiche non voterò l’Italicum. E se venisse messa la fiducia, cosa che ritengo incostituzionale, non parteciperei neppure a quel voto. Non so se si può usare la parola spaccatura, ma le posizioni in direzione sono state chiare e nette. Renzi ha posto un aut aut sull’Italicum che la prima volta fu scritto sotto dettatura del Patto del Nazareno. Poi ce lo siamo trovato modificato, e non in qualche dettaglio. Ora che siamo rimasti solo noi a votarlo, peraltro in un perimetro ristretto, che non è neppure quello di tutta la maggioranza di governo, è davvero incomprensibile che non si cerchi l’unità del Pd. […] Se Renzi voleva dividerci, in questa direzione si è ritrovato con una opposizione compatta”.