La maggioranza sembra finalmente essere riuscita a trovare un accordo e a sbloccare la riforma della cittadinanza, ovvero il cosiddetto ius soli, per quanto in una versione soft dettata dall’aggiunta di alcuni emendamenti.

La commissione Affari costituzionali sarebbe arrivata dunque alla fine delle discussioni che avevano paralizzato i lavori: il testo proposto da Marilena Fabbri del Pd che agevola l’acquisizione del diritto di cittadinanza dei bambini nati da genitori stranieri in terra italiana è stato però delimitato da alcuni paletti apposti da Ncd e Scelta civica.

I due emendamenti che metterebbero la maggioranza d’accordo prevederebbe due condizioni base per l’attribuzione della cittadinanza: l’obbligo di frequenza per almeno cinque anni di un ciclo scolastico per i minorenni, e su suggerimento di Ncd il possesso del permesso di soggiorno di lunga durata.

Khalid Chaouki del Pd si mostra soddisfatto per l’accordo ottenuto e discute la scelta dei due criteri, “coerenti con il principio che prevede un radicamento in Italia della famiglia. La frequenza dei minori a scuola è la migliore testimonianza del radicamento della famiglia sul territorio. Inoltre, è un titolo che già hanno numerosi migranti presenti in Italia.”

Chaouki ha quindi annunciato che i lavori si potrebbero chiudere in queste ore e che il testo potrebbe arrivare in Camera già per la settimana prossima. Dei circa 2 milioni di minori nati da genitori con cittadinanza extracomunitaria il ddl dovrebbe riguardarne circa 800mila, meno della metà.

La proposta però non è piaciuta a Sel, che ha definito il cosiddetto ius soli temperato come “un compromesso al ribasso rispetto a quanto era previsto nel testo base”. Lo afferma Celeste Costantino, rappresentante di Sel nella Commissione Affari Costituzionali che si occupa della riforma. A destare molti dubbi sarebbero le eccessive richieste che penalizzerebbero molte famiglie, in quanto per ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo nell’Unione Europea sarebbero da soddisfare “condizioni molto stringenti” che includono “particolari condizioni economiche e standard abitativi penalizzanti. Questo potrebbe causare non pochi problemi a tutti quegli stranieri e straniere che, pur essendo residenti legalmente nel nostro Paese da anni, non hanno i requisiti previsti dal permesso di soggiorno Ue.