La Conferenza dei Capigruppo di Palazzo Madama, che aveva come compito quello di stabilire il calendario dei lavori, ha fornito una sorpresa forse non davvero così inaspettata: il ddl sullo ius soli non compare nelle sedute in programma nel mese di settembre.

Il problema principale che ostacola l’approvazione della norma sarebbe quello dell’assenza di una maggioranza assoluta che riesca a traghettare il provvedimento nel processo di discussione.

Lo conferma Luigi Zanda, presidente dei senatori del Pd, il quale ribadisce come si tratti di un obiettivo del partito: “La nostra posizione è nota, non abbiamo cambiato idea sullo ius soli”. Tuttavia “per approvare una legge serve una maggioranza che ora al Senato non c’è. Io confido che il lavoro politico che si farà nei prossimi giorni e settimane porti a una soluzione positiva del problema“. Incalzato da giornalisti Zanda però appare possibilista: “La maggioranza c’è stata alla Camera e ritengo possa esserci anche in Senato”.

Poco convinti i membri di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista, secondo i quali il rinvio rischia di compromettere l’approvazione finale

Roberto Calderoli, vicepresidente al Senato e rappresentante della Lega Nord, fa poco per nascondere la soddisfazione, parlando di contrarietà dell’intero Paese: “Per fortuna lo ius soli per ora è sparito dal radar dell’agenda parlamentare, anche se il Pd dice che verrà esaminato quando ci sarà una maggioranza in grado di poterlo approvare e questo significa che non lo si affronterà mai, perché non solo sullo ius soli non c’è una maggioranza nel Paese, perché la stragrande maggioranza di cittadini è contraria, ma non c’è neppure una maggioranza in un Parlamento di transfughi”.

Alle parole di Calderoli fanno eco quelle di Andrea Mandelli di Forza Italia, per quanto più pacate. Secondo il senatore è tempo di accantonare la questione: “Ci auguriamo che la mancata calendarizzazione della proposta sullo ius soli metta la parola fine su un testo ideologico, dalle finalità sbagliate. Su quella legge non c’è consenso in Senato come non c’è nel Paese: la maggioranza degli italiani non vuole la riforma della cittadinanza sostenuta dalla sinistra”.