Anche Beatrice Lorenzin esprime le proprie perplessità in merito a una possibile approvazione della legge sullo ius soli in tempi brevi.

Intervistata su Radio Capital, la ministra della Salute ha affermato che non esisterebbero le condizioni per poter terminare i lavori in questo momento, alla fine della legislatura:  ”Va portato come primo atto della prossima, perché è una norma che deve agevolare percorso di integrazione”.

Tra i vari aspetti esaminati ci sono alcune modifiche da apporre alla versione approvata dalla Camera sul termine del 2015: “Da Montecitorio poteva uscire un po’ meglio”, sostiene la politica, che come posizioni sembra più vicina al concetto di ius culturae, cui arrivare tramite riforma del sistema scolastico. Il diritto alla cittadinanza italiana, dunque, verrebbe collegato al completamento di un ciclo di studi in Italia; una circostanza che potrebbe essere maggiormente vicina alle posizioni della maggioranza degli italiani.

Ciò che è stato trasmesso, infatti, è un messaggio sbagliato, effettivamente però poco ricevibile: “Quello che è passato nell’opinione pubblica, invece, è che tutti gli immigrati diventano italiani. Cosa non vera. Ma una norma così non sarebbe passata, sarebbe stata divisiva”.

La Lorenzin si dice anche scettica sull’utilizzo dello strumento della fiducia, in quanto una riforma del genere dovrebbe passare per il dibattito parlamentare, come avvenuto per il decreto vaccini: “Bisognerebbe seguire la strada che ha portato al via libera al decreto vaccini: rinunciare alla fiducia per poter fare un percorso che apra a emendamenti, punti di trasformazione e a una maggioranza più ampia”.

Le parole della ministra vanno ad aggiungersi a quelle di Angelino Alfano, il quale aveva ricordato che un eccesso di fretta avrebbe favorito in questo momento le argomentazioni populiste e razziste della Lega Nord: “Una cosa giusta fatta al momento sbagliato può diventare una cosa sbagliata”.