Dopo aver rivoluzionato le serie tv con Lost e aver reinventato il mondo ultra-cult di Star Trek, J.J.Abrams approda alla dimensione letteraria con ‘S. La nave di Teseo’ (pubblicato in Italia da Rizzoli), un romanzo d’amore, morte e mistero che vede due giovani studiosi sulle tracce di un grande scrittore sparito nel nulla e del segreto del suo ultimo romanzo.

Ma naturalmente quando si parla di colui che i critici definiscano “il padrone dell’immaginario mondiale”, “l’erede di Steven Spielberg e George Lucas”, nulla può semplicemente essere un film, una serie, un libro. Ovvio che no: questo sarà il libro più strano che vi capiterà di prendere in mano, un romanzo come non se n’erano mai visti.

Innanzitutto, da uomo di televisione e cinema quale è, Abrams  non si è limitato a scriverlo, l’ha “prodotto”, seguendolo in ogni fase della realizzazione, chiamando a collaborare con lui il romanziere Doug Dorst, apprezzato docente di scrittura creativa e una piccola equipe per i cosiddetti “effetti speciali” dell’imballaggio. Ci troviamo dunque davanti ad un libro-oggetto bellissimo, preziosamente conservato in una custodia nera, chiusa da un sigillo. E poi lo apri, ed ecco che ti si presenta tra le mani un volume dalla carta ingiallita, che sembra uscire da una biblioteca del 1949, anno della pubblicazione, con tanto di adesivo della posizione sul dorso. Inizi a sfogliarlo e ti rendi subito conto che non è un libro come tutti gli altri. I margini di quasi ognuna delle oltre quattrocento pagine sono fitti di note, appunti, frasi, immagini, segreti. Al centro dell’intreccio il libro stesso, che un uomo e una donna si sono passati a vicenda nella biblioteca in cui l’hanno trovato, lasciando scritti a margine del testo dei messaggi, cui si aggiungono reperti che il lettore pesca infilati qui e là, una cartolina, una mappa, un foglio dattiloscritto, una lettera.

Lo stesso Abrams ha dichiarato di aver trovato l’ispirazione per questo libro in un aeroporto, dove, sedendosi al tavolo di un caffè, trovò un volume abbandonato. Al suo interno un unico messaggio: la richiesta di leggerlo e di passarlo nuovamente a un altro lettore. Immediatamente fu riportato con la mente ai tempi del college, quando in biblioteca trovava libri con le sottolineature e appunti degli studenti che li avevano presi in prestito prima di lui. Così l’idea di un libro che fosse frutto di un lavoro di squadra: “Io ho creato il concetto, il romanziere Doug Dorst lo ha scritto, la casa editrice ci ha fornito altri supporti, siamo andati avanti così a scambiarci idee e manoscritto sino alla fine, un po’ come i due protagonisti della nostra storiaha spiegato l’autore.

Di ‘S. La nave di Teseo’ esiste naturalmente anche un ebook, ma l’effetto originale è assolutamente irriproducibile. E’ come se nel confezionare un oggetto così meraviglioso l’autore abbia voluto intraprendere una vera e propria crociata in favore del libro, il libro vero, quello di carta, che profuma di libro e all’interno del quale è possibile lasciare un fiore ad essiccare, scrivere una dedica, sottolineare una frase particolarmente ispirata. Qualcuno ormai lo giudica un oggetto obsoleto, ma ecco che a rinnovarlo e al tempo stesso salvarne la tradizione, giunge quest’opera straordinaria, a dimostrazione che con un libro di carta puoi fare tante cose, sporcarlo, scriverci scopra, strappare una pagina, infilarci dentro una foto, … tutto ciò che un ebook non potrà mai sostituire.