Non ci voleva un precon per immaginare che il Jobs Act avrebbe finito per costituire un nuovo punto di frattura tra il governo di Matteo Renzi e la minoranza del PD, soprattutto per quanto riguarda l’estensione del provvedimento ai licenziamenti collettivi, misura ritenuta da molti esponenti dem come Civati, Cuperlo e Fassina contraria alla filosofia e alla storia della sinistra. Tuttavia, che anche il presidente della Camera, super partes per definizione, sarebbe sceso in campo per attaccare duramente l’operato dell’esecutivo, sia per questioni di forma che di sostanza, be’, questo probabilmente non l’avrebbe indovinato nessuno.

Ciò che non è andato giù a Laura Boldrini, come del resto a buona parte della sinistra democratica, è il metodo scelto da Renzi per imporre il Jobs Act, decisamente contrario al clima di condivisione creato per la scelta di Sergio Mattarella: “Le commissioni parlamentari di Camera e Senato hanno fornito pareri non favorevoli, forse sarebbe stato opportuno tenerne conto“. Poi, intervenuta a un convegno di Agrinsieme, il presidente della Camera ha messo il carico a coppe: “Credo nel ruolo centrale delle associazioni, dei sindacati, perché così è scritto nella Costituzione e dobbiamo rispettarlo, se rispettiamo la Costituzione. L’idea di avere un uomo solo al comando, contro tutto e tutti, a me non piace, perché non rispetta l’idea di democrazia“.

Un missile terra-Renzi dall’enorme potenziale deflagrante, perché non solo proviene da sinistra, ma anche dalla terza carica dello Stato, il cui ruolo istituzionale è, o dovrebbe essere, improntato alla totale imparzialità nei confronti delle varie forze politiche presenti in Parlamento. Inoltre, il riferimento all’uomo solo al comando, neanche fosse Fausto Coppi, lascia intendere che il malumore della Boldrini non è limitato alla sola questione del Jobs Act, ma si estende a tutto un certo modo di portare avanti i lavori da parte del governo. Immediata, e seccata, la replica della renziana Debora Serracchiani: “Spiace che il presidente della Camera, che ricopre un ruolo terzo, di garanzia, si esprima in questo modo sulle riforme promosse dal governo, nonostante sappia benissimo che il parere delle commissioni non è vincolante. Un uomo solo al comando? Vorrei ricordarle che il PD è una squadra di uomini e donne, che portano avanti un lavoro di gruppo e un’idea di futuro insieme“. Resta il fatto che l’unica forza politica a festeggiare appieno il varo del Jobs Act è l’NCD di Angelino Alfano.