Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e i suoi Ministri procedono spediti con il Jobs Act. Veloci ed efficaci come ha sempre pontificato il Capo del governo, affinché sia la volta buona, anche per il mondo del lavoro. Ed ecco quindi che al Consiglio dei Ministri, nella giornata di oggi, è approdato all’ordine del giorno il via libera ai due decreti attuativi di quello che è stato definitivo Jobs Act e che, nella pratica, si configura come riforma del lavoro.

I due decreti attuativi del Jobs Act riguardano soprattutto la normativa in merito al contratto a tutele crescenti (clicca qui per sapere di cosa si tratta) e alla nuova Aspi (sussidio di disoccupazione), che si chiamerà Naspi. Ma non solo. Il Consiglio dei Ministri ha anche dato il via libera al decreto legislativo attraverso cui si procederà al riordino delle varie tipologie contrattuali che al momento esistono in ambito lavorativo.

Jobs Act: fine dei contratti a progetto

Come annunciato dallo stessi Renzi, anche attraverso i suoi canali social, la giornata odierna si appresta a diventare piuttosto importante poiché grazie al Jobs Act si sono rottamati tutti quei contratti – co.co.co. e co.co.pro. vari – che non sembrano aver incentivato affatto la crescita di occupazione ma anzi, sembrano essere state soltanto di ostacolo, contribuendo a far prosperare la precarietà.

https://twitter.com/matteorenzi/status/568689219226497024

Jobs Act: i licenziamenti collettivi

Oltre ai contratti a progetto o ai contratti di collaborazione a progetto, con il Jobs Act il governo di Matteo Renzi intende mettere mano anche alla normativa che regola i licenziamenti collettivi. Così come stabilito dai decreti legislativi, restano immutate le norme sul rimansionamento dei lavoratori che non sembrano aver subito modifiche all’interno del Consiglio dei Ministri. Stessa sorte toccata proprio alle norme sui licenziamenti collettivi, dato che al momento non viene riferito di alcun cambiamento in merito.