In dirittura d’arrivo i primi decreti attuativi legati al famigerato Jobs Act. Cosa prevedono? Nessun reintegro, ma solo indennizzi, in caso di licenziamento per ragioni economiche o organizzative. L’importo di tale indennizzo sarà pari a 1,5/2 mensilità per ogni anno di servizio, con un massimo di 24 in caso di contenzioso, mentre per la conciliazione si scenderebbe ad una mensilità all’anno con un massimo di 16-18.

I decreti prevedono anche un indennizzo minimo che dovrebbe essere pari a 4 mensilità in caso di soluzione giudiziale, e che scatterebbe subito dopo il periodo di prova – che oggi è pari a 6 mesi, ma potrebbe essere aumentato a 9 o a 12. In caso di conciliazione, l’indennizzo si dimezza e sarebbe anche esentasse. La ratio di questa norma è quella di evitare delle assunzioni che badino esclusivamente agli incentivi concessi.

Il reintegro dovrebbe essere possibile solo nei casi di “insussistenza del fatto materiale“. Questa locuzione – ad una parte della maggioranza – sembra troppo generica per una parte della maggioranza, che vorrebbe dare anche in questa occasione al datore di lavoro la possibilità di non reintegrare comunque il proprio dipendente – pagando comunque un indennizzo più oneroso.

In bilico l’estensione delle nuove regole ai licenziamenti collettivi. E poi c’è il problema delle piccole imprese, che non devono applicare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. In caso di licenziamento illegittimo, quindi, non si prevede il reintegro ma il pagamento di indennizzi monetari tra le 2,5 e le 6 mensilità. Il governo non dovrebbe peggiorare la situazione.

Il Consiglio dei ministri del 24 dicembre dovrebbe parlare – oltre che dei decreti relativi al Jobs Act - anche della nuova Aspi: dovrebbe durare due anni ed includere anche una parte dei lavoratori autonomi – ma si attende l’approvazione della Ragioneria dello Stato. Attenzione finora ci avevano detto che le nuove norme si sarebbero applicare solo ai nuovi contratti. Ora arriva una prima correzione di rotta. Secondo Carlo Dell’Aringa, deputato Pd e giuslavorista: “se il mondo del lavoro si abituerà a queste nuove norme sarà inevitabile estenderle a tutti nel giro di qualche anno. Il doppio regime può reggere nella fase transitoria ma non può durare 10 o 15 anni“.

photo credit: flazingo_photos via photopin cc